Mi domando se non sia bene invece piuttosto tacerla. Me lo domando perché la franchezza in alcune circostanza mi appartiene in maniera così impudica che ingenuamente si sfodera vantando abiti sfarzosi e goliardici.
Me lo sono chiesto poiché vedo e percepisco come una clessidra che spegne il bottone del dire. Dire.
Esprimere. E medito se comunicare con diretta chiarezza sia meglio revisionare con lima docile al pensiero che si è propagato.
Quando sopraggiunge l’impulso allora trattenere e contingentare perché si presenti confezionata se pur vera la risposta.
Me ne sono accorta e adesso è tempo di lavorarci: il presente è una fase in cui relazionarsi è diventato un lusso quanto esenzionale e da perfezionare ovvero plasmare.
Quello che voglio trasmettere è una sensazione di doverosa resistenza allo slancio fluviale che mi si è addossata a maggior impegno vista la congiuntura che ci attanaglia ove siamo modificati dal diktat della pandemia.
Stiamo assistendo a cambiamento epocale storico sociologico e quanto ne comporta nella forma mentis. Dunque mi sono riproposta autenticità più dose di prudenza nella gestione delle relazioni. Rifletto che alcune salteranno altre sopravviveranno altre cambieranno e noi insieme a loro.
Nulla resta così per sempre ma muta evolve e si trasforma.
Monica Baldini
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