Giuseppe Balsamo, detto altresì conte di Cagliostro (titolo e contea del tutto inventati, ça va sans dire), è un personaggio che a quasi 230 anni dalla morte (si spense a San Leo nel 1795) continua a incuriosirci. Abile avventuriero – molto abile, se riuscì a girare mezza Europa e a farsi ricevere nei migliori salotti –, fondatore di un rito massonico da lui stesso inventato, Cagliostro divise anche ai suoi tempi l’opinione pubblica (Giacomo Casanova, che lo incontrò, ne rimarca «l’audacia, la sfrontatezza, lo scherno e la birbanteria»).
Lo studio di Pasquale Palmieri sottolinea come la vicenda di Cagliostro si collochi sullo sfondo di un’opinione pubblica cangiante, che a metà del XVIII secolo si era ormai aperta a nuove letture e che nel Cagliostro vedeva un simbolo vivente delle nuove idee. La pubblicazione degli atti del suo processo da parte del Sant’Uffizio, che abitualmente operava invece con segreta riservatezza, pare essere stato il tentativo di trasformare il suo caso in un esempio e un’ammonizione per tutti.
Pasquale Palmieri è professore associato di Storia moderna all’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Oltre a curatele e a diversi saggi su riviste, è autore di La santa, i miracoli e la Rivoluzione. Una storia di politica e devozione e di I taumaturghi della società. Santi e potere politico nel secolo dei Lumi.
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