Con la riapertura della Casa Museo Piersanti di Matelica viene restituito al territorio un luogo simbolo di cultura e identità: un altro passo concreto verso la rinascita
MATELICA – Domenica scorsa si è tenuta la cerimonia inaugurale per la riapertura al pubblico della Casa Museo Piersanti di Matelica, che era stato danneggiato dagli eventi sismici del 2016. Dopo il MARec a San Severino Marche e il Museo Diocesano Giacomo Boccanera nel Palazzo arcivescovile di Camerino, quello di Matelica è il terzo museo che viene riconsegnato alla comunità dopo le ferite lasciate dal sisma.
La restituzione al territorio di uno dei luoghi museali più prestigiosi del Centro Italia è il segnale di un ulteriore avanzamento nel percorso di ricostruzione e rinascita.
Con la conclusione dei lavori di riparazione post-sisma, il Museo Piersanti è ora completamente fruibile, in piena sicurezza, sotto il profilo culturale, spirituale e sociale da cittadini, visitatori e fedeli. Il percorso di visita si sviluppa su tre piani e custodisce un patrimonio artistico di straordinario valore, con opere e apparati che, in parte, diventano oggi visibili per la prima volta grazie al nuovo allestimento.
Tra le novità emerse dopo i lavori di restauro, un suggestivo cielo stellato che colora la volta della cappellina, decorazione risalente ai primi del ‘900.
L’intervento di riparazione ha preso avvio il 3 aprile 2023 e si è concluso il 10 dicembre
2025. Il valore complessivo dell’intervento è pari a 5.045.133,32 euro ed è stato finanziato
nell’ambito delle Ordinanze commissariali n. 19 e n. 61, confermando l’impegno della
Struttura commissariale sisma 2016 nel recupero e nella valorizzazione dei beni culturali
colpiti dagli eventi sismici.
La storia
La Casa Museo Piersanti affonda le proprie radici nella figura di Venanzio Filippo
Piersanti, nato a Matelica nel 1688. Dopo una breve esperienza nella carriera ecclesiastica,
nel 1718, a soli trent’anni, fu nominato Maestro di cerimonie della Cappella Pontificia da
papa Clemente XI, che nello stesso anno lo designò anche suo “familiare e commensale”,
affidandogli incarichi di grande rilievo all’interno della Curia romana. I ruoli ricoperti gli
consentirono di raccogliere nel tempo un importante patrimonio di suppellettili artistiche
e di realizzare nel palazzo di famiglia a Matelica una cappella domestica, destinata a
costituire il nucleo originario del museo. Alla morte di Piersanti, avvenuta a Roma nel 1761,
l’eredità passò alla sorella Giocondina e al fratello Giovanni, residente nel palazzo di
famiglia a Matelica.
In base alle disposizioni testamentarie, i beni mobili e immobili presenti sia a Roma sia a Matelica furono suddivisi tra gli eredi. Attorno all’oratorio domestico si costituì così il primo nucleo del Museo Piersanti, formato in larga parte dagli arredi e dalle opere appartenute a monsignor Piersanti e successivamente conservate e arricchite dalla famiglia. Agli inizi del Novecento, Teresa Capeci Piersanti donò il palazzo e l’intero corredo artistico al Capitolo e alla Parrocchia della Cattedrale, in attuazione delle volontà testamentarie del marito, il marchese Filippo Piersanti, ultimo erede della famiglia e primo sindaco di Matelica dopo l’Unità d’Italia.

Il nuovo allestimento
Il nuovo allestimento ricalca in linea generale quelli preesistenti,
solo dove non è stato possibile per motivi logistici si è proceduto ad una nuova
organizzazione museale. Dopo i danni del sisma nel museo sono confluite opere da chiese
danneggiate, che nell’attuale allestimento sono state ripresentate. E’ stato modificato solo
il percorso di visita, puntando sulla sezione legata agli ambienti sacri dell’edificio voluti da
Mons. Venanzio Filippo Piersanti, da sempre centro propulsore del museo.
La visita si è allargata anche con nuovi spazi espositivi al piano superiore, che oltre alla
cucina presenta una sala destinata alle ceramiche e altri ambienti con oggetti vari.
Da segnalare l’apertura pomeridiana proprio del giorno di Natale.




