Sul Podbrdo, la salita volge al Lei, bianca a guardare il paese e si tinge di tante Ave Maria innalzate al Suo Santo nome in tutte le lingue dei pellegrini che arrivano: francesi, coreani, spagnoli, italiani, americani, inglesi, polacchi, sloveni, ucraini ecc.
Le lingue si mescolano e i volti in coda nei confessionali fuori la bella Chiesa di San Giacomo, gialla a due punte a formare la M, costruita ancora tra i campi in tempi lontani da ogni ipotetica previsione, e così ancora avviene lungo i percorsi di sterrato tra le distese di orti ed erba, tra le capre e le pecore che il pastore porta ogni giorno persino in quello Santo di Pasqua.
Si attraversano e si va al Podbrdo, alla casa nativa di Viska, alla Comunità Cenacolo, alla Croce Blu.
Ognuno un segno dell’amore e della grazia che bagna quel piccolo puntino che dall’Italia è diviso dalla Croazia e dalla Slovenia prima.
Lì, poco prima della grande croce bianca, morì Padre Slavko, così che non venne trasferito dalla sua amata Medjugorje.
Vicino la Chiesa, all’esterno, il Cristo Risorto che spalanca le sue braccia e piange la Sua Misericordia.
Medjugorje ha scritto più di quarant’anni di storia, storie di risurrezione, grazie, conversioni, doni, guarigioni, bellezze senza fine, pace e gioia e continua a scrivere il presente nei cuori.
Il visitatore apostolico, monsignor Aldo Cavalli, successore del vescovo polacco Henryk Hoser, morto nell’agosto 2021, non ha dubbi:
Medjugorje è «Un luogo di grazia» e vederlo immerso nella Preghiera della parrocchia dalle h 17 alle h 20 ogni giorno, rende palpabile quanto testimonia alla Chiesa e al Vaticano.
Monica Baldini
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