Poco prima infatti una donna di quasi cinquant’anni di origine bengalese, residente fuori provincia, aveva sostenuto la prova d’esame senza quasi mai guardare lo schermo del computer in quanto, con atteggiamento sospetto, teneva lo sguardo rivolto verso il basso dove, con ogni probabilità, nascondeva uno smartphone con l’indicazione delle risposte.
All’arrivo dei poliziotti la signora, che aveva risposto correttamente a tutte le domande d’esame ma che, sollecitata dalla Funzionaria, non era stata in grado di leggere gli stessi quesiti ha consegnato spontaneamente una sofisticata apparecchiatura che, occultata sotto gli indumenti, le consentiva di ricevere le risposte esatte da una persona ignota.
Accompagnata in Questura per ulteriori accertamenti e sottoposta a perquisizione personale le è stato rinvenuto addosso un ulteriore dispositivo elettronico utile, insieme all’altro, a permetterle di sostenere l’esame mediante l’aiuto di una persona che da remoto le suggeriva tutte le risposte e la somma di 3000 Euro in contanti necessari, presumibilmente, per pagare i fornitori di questo illecito servizio.
La donna è stata quindi denunciata alla Procura della Repubblica di Macerata per avere posto in essere, nel corso di un esame pubblico, artifici e mezzi fraudolenti idonei a viziare la regolarità e successivamente rilasciata al termine dei vari adempimenti.
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