L’attesa dolce del Natale di Monica Baldini

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Un cielo colorato d’azzurro e sfumato di rosa ricamato di gomitoli bianchi lattiginosi che giocano.
L’attesa di un cielo che si apre alle meraviglie e intanto disegna scenari prodigiosi, fantastici che a guardarli ci si perde dentro. Questo è la speranza del Natale che sta per arrivare.
Come inseguire i rami tesi all’alto e le linee ricurve che si ondeggiano tra loro e via via salgono. Poi il verde lucente delle colline che si stendono e si abbracciano in dossi sinuosi e il trattore che scaglia zolle a tutto andare dietro di sé mentre ara e rivolta la terra marrone grumosa.
Il giallo che si tinge di bianco e diventa violetto ma di un tono chiaro. Il mare che si unisce al cielo, gli alberi dalle chiome verdi che si affiancano a quelli spogli e scendi e vedi.
Un panorama che ieri era coperto di brina e pareva vestito d’argento con luccichii bagnati dal sole e brillanti come diamanti scheggiati. Una rugiada infreddolita e più decisa sull’erba del ciglio delle strade e sui campi che non lasciava interdetto nessun angolo ma parlava di un risveglio freddo e romantico.
Gli uccellini loro che si rincorrono in terra e in cielo, volano a coppie e si posano sui fili delle luce.
Nulla li ferma. Il loro canto, infonde ardore.
L’attesa gravita così e dolce è il suo posarsi e riscaldare come una piuma una carezza delicata. Tempo di speranza, tempo di attesa, tempo di osservare e accoglienza. Tempo per noi per darci affetto e calore, per ritrovarci e sentirci degni padroni di una esistenza che misera conduce ad altro.
La terra e il suo percorso sono un trampolino. Siano abolite superbie, superiorità, senso di un comando futile che sbarra e ostacola. Cuori freddi e ingessati, ferite sanguinanti svanite. Ogni discrasia sia eliminata e lasci il posto a parusie. Ad invocazioni fervide che svelano l’invisibile presente.
Nel porsi con occhi grandi di fronte le forme che incorniciano la visuale, solo lo stupore può oltrepassare, può carpire di noi angoli eclissati e negletti e spolverare.
Attendere non è da ingenui, da piccoli ma da grandi che serbano il contatto con la bellezza pervasiva del mondo.

“L’incanto di un viaggio vissuto nella piena incoscienza non desta sollievo e non regala alcuna sapienza. Veli bianchi e leggeri scorrono sugli occhi e annebbiano qualunque chiara visione ci si possa concedere lasciando nella semi-percezione chi se ne lascia trasportare. E’ un sogno, a occhi aperti o socchiusi. Hai idee, ti appassiona inseguirle, poi come farfalle ti scappano, ti volano intorno, le vedi e ti affanni per prenderle, per catturarle e tenerle strette a te. Ritorni al punto di inizio e plasmato ricominci. Un altro traguardo.”
(Pensieri Assoluti di M.Baldini- Aras Edizioni 2015)
Allora speriamo attendiamo compiamo gesti, spendiamo parole che possano essere farfalle in volo a colorare le emozioni, lasciamoci plasmare perché non sia vano il nostro andare.
Il Natale è alle porte e l’attesa è già il suo dono d’anticipo. Lo sentite anche voi come è silenzioso e mite, come tenero il suo incedere?
@passateparola