Parlare di Michele Scarponi, ciclista su strada soprannominato l’Aquila di Filottrano, morto nel 2017 investito mentre faceva allenamento, parlare della sua narrazione umana e sportiva grazie al docufilm “Piede a terra”, dibattere delle questioni relative a una mobilità sostenibile legata all’uso della bicicletta e nel prevedere spazi urbani più ampi per i pedoni, servirà ai ragazzi per misurarsi più da vicino con la realtà che li circonda.
Confrontarsi con Marco Scarponi, fratello di Michele, con Luca Panichi per il Panathlon e la medesima Fondazione Scarponi, e con Vittorio Saccinto, padre di Francesco detto Saccio, scomparso prematuramente, vittima anche lui della strada, sarà una buona occasione di crescita per la comunità di Corinaldo.
Un incontro per promuovere la cultura della sicurezza stradale e onorare la memoria di Michele Scarponi. “Piede a terra”, il titolo del docufilm è anche il gesto che Michele fece durante il Giro d’Italia 2016, quando in fuga e con la vittoria in pungo si fermò per aspettare il suo compagno di squadra Vincenzo Nibali e scortarlo alla conquista della maglia rosa. Un gesto antico e bellissimo, la rinuncia al successo personale per dare la vittoria alla sua squadra, gesto che non a caso è anche l’immagine del logo della Fondazione che porta il suo nome.
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