41° Edizione del Pellegrinaggio Macerata – Loreto, il racconto [FOTO]

pellegrinaggio macerata loreto 2019MACERATA – Sabato 8 Giugno, il ritrovo è sempre presso lo Stadio Helvia Recina di Macerata e la meta è sempre Loreto in Pellegrinaggio per tutta la notte, verso Lei, la Mamma Celeste. Siamo tanti che arriviamo da tante parti d’Italia, innalziamo i cartelli che portano scritto la provenienza e ci accomodiamo in coda all’interno dello Stadio. Termoli, Brescia, Ravenna, Bergamo, Lugo, Cattolica, Aosta, Torno, Lecco, Roma, Fano e tanti altri fino ad arrivare a 100 mila in marcia, pellegrini nella vita e nella notte.

Quest’anno il titolo è stato “Non sarai più solo, mai” e forti sono i messaggi di testimonianza prima della messa, tra canti e preghiere pronunciati dal palco davanti la platea anelante di giovani e meno giovani persino bambini, parecchi. Poi la telefonata in diretta del Santo Padre Papa Francesco in esortazione ad accogliere l’invito, in questa 41° edizione della Macerata Loreto, ad essere suoi missionari dopo il Pellegrinaggio e ad andare sempre avanti nel proprio percorso con forza e coraggio perché solo così, come missionari, la vita ha senso, in altro modo non vale niente, dice con piglio d’esordio.
“Buon cammino a tutti, vi sono vicino”, chiude.

La Messa, il giro di fiaccolata in pista e la partenza. Il tramonto ci ha coccolato, la sera è scesa, si è fatta l’ora.

Si apre questa strada a piedi e come un lungo cordone ci prostriamo a porci nelle mani degli Angeli che ci porteranno dalla Madonna Nera. Il cammino nella notte è scandito dai Rosari, dai canti che arrivano forti a tutti con i ripetitori tenuti da volontari, dalle ambulanze ferme ai punti di sosta e dalle forze dell’ordine. Una organizzazione presente ed efficiente.

Si inseriscono le testimonianze come quella della giornalista e scrittrice di origine siriana, Asmae Dachan:

“Il mio cammino dietro la Croce è un rinnovo del mio impegno per la fratellanza tra le genti e per la Pace in Siria, mia martoriata terra d’origine e l’Italia, mia amata madre adottiva” o come quella di Conchita, amica di Rovigo che con voce tremante ed emozionata sostiene la bellezza sempre nuova e rigenerante del pellegrinaggio: “Il Pellegrinaggio mi ha letteralmente sconvolta (positivamente), ha alimentato la mia fede e questo cammino rappresenta un alimento prezioso. Per questo sono grata a Mons. Giancarlo Vecerrica che in una sua testimonianza dice di non essere “l’ideatore ma solo uno strumento del Pellegrinaggio. Ci sarà un Motivo più grande di noi se da 3000 siamo passati a 100000. Sono diversi anni che vivo il Pellegrinaggio ed ogni volta succede qualcosa di bello ed inaspettato”.

Sotto Recanati poi, terra dell’amato Leopardi, prende il microfono un poeta del nostro tempo, Davide Rondoni, e ci parla dell’infinito, l’Infinito del giovane Giacomo, della tensione a guardare oltre la siepe, del tremar del cuore nel percepire quanto ci sia di non compreso e visto e del vento che come segno biblico lo conduce a percepire e non immaginare di suo atto fantasioso, l’ultra terreno.

Come soave carezza nell’oscurità, le voci di quanti ci ricordano e rimandano alla potenza della Fede e alla sua chiamata sono come traccia viva verso cui continuare ad andare senza cadere nella tentazione di volersi fermare.

Il cuor non si spaura passando dalla sera, al buio all’alba.

Un chiarore avvolge le membra stanche, le menti concentrate e fa trasparire un senso di soddisfazione purificatoria al sorger dell’astro più luminoso ma dopo un break di colazione offerta sulla strada per Loreto, c’è ancora da salire e scendere.

L’ultimo tratto, è faticoso. Salite e discese ed i canti che prendono vigore e si innalzano al Cielo.

Nessuno molla, tutti vanno. Nessuna lamentela, nessuna rinuncia. La Madonna ci aspetta, a braccia aperte.

Lei è lì nera, con fiori bianchi cinti ai piedi e dopo averla ringraziata ci si volge verso il Santuario.

Non si riesce a spiegar a parole quel senso che conduce, quella voglia di immergersi in una folla di viandanti che con passo infiammato se ne va per le strade delle colline e dei paesini marchigiani.

Forse è quell’Infinito che possiamo solo avvicinarci a cogliere mettendoci in osservazioni dei segnali che ci arrivano e nel far fruttare di quanto abbiamo ricevuto.

L’avvenimento che accade quella notte è tutto dovuto a Lui che torna sul nostro cammino e che ci fa ardere nuovamente il cuore con la sua vicinanza piena di novità e di promessa e così succede che quella tiepidezza di cuore divampa e diventi faro.

Ed il giorno dopo cosa ne resta, come si affronta l’urto della vita quotidiana?

Provati fisicamente e mentalmente, non può bastarci un ricordo né l’attesa della prossima. Occorre portare quell’incontro in tuti i giorni per guardare la realtà e le circostanze nei volti delle persone in modo diverso, come membra del Suo corpo che si manifestano a noi. Il Pellegrinaggio ci offre la chiave educativa per vivere dell’evidenza che Lui non ci abbandona mai, ci viene a cercare dentro ogni delusione e sconfitta e con questa certezza, al missionario si consegna e si chiede di essere attento a riconoscere la strada che Lui ci traccia e ci dona ogni giorno con la Sua Presenza e le persone che ci mette accanto per percorrerla.

Buon proseguimento di pellegrinaggio a tutti!