‘Verso il mare aperto’ – quarta parte – di Monica Baldini

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FANO – La vita non dà certezze, dunque acquistiamo consapevolezza dalle occasioni di conoscenza, siamo vigili e prepariamoci.
Non male eh, per una escursione nel profondo blu del mio io. Mi sono tuffata nei ricordi del 2019, ho letto tra gli accadimenti, ho scorso qualche spunto, qualche rintocco al mio cuore sordo e cieco e l’ho portato in superficie come un reperto.
E penso anche voi possiate farlo.
L’unica regola che mi sono prefissata è stata quella che dicevo all’inizio; dedicarmi al silenzio, oggi in modo più urgente di prima come occasione consegnataci, e alle vicende che nei modi più imprevedibili mi hanno solleticato, fatto sentire più viva di quanto pensavo fossi.
Dunque, nel cibarsi di flash, nel vedersi e rivedersi, nel leggere, nel voltare le pagine del rullino della mente e del cuore, potrebbe succedere una bellissima faccenda.
Una faccenda che potrebbe restaurarci del vecchio mobilio e renderci nuove persone con una luce diversa negli occhi, nella mente, nel cuore, con i lumini accesi.
Avete presente i miei rinvenuti nella rete, dalla pesca dell’anno scorso?
Magari voi ne avete altri, per altri anni, maggiori o minori.
Con quei pesci, filtrati e fugati da approfonditi scavi archeologici nella nostra storia, poi divenuti splendidamente dei lumini, credo però che ci renderemmo conto che non siamo qui a caso come mine vaganti gettati per caso, che non nasciamo o moriamo per nostro volere, per una equazione matematica o un gigantesco scoppio chiamato Bang.
Probabilmente ci domanderemmo, ma qui che ci facciamo? E dove andiamo, in vita e dopo la morte?
Quando tutto è silenzio, terribile e lodevole, terrificante e minaccioso, le saracinesche sono abbassate e solo l’essenziale diviene legge e decreto, i sensi si acutizzino e volgono a oriente dove sorge il sole, dove all’alba ogni giorno, l’astro non smette di illuminarci e darci calore.
I fiori che sbocciano e i merli volano indisturbati mentre noi giriamo con mascherine e guanti.
Non per nostro volere insomma, intorno c’è un mondo che non dipende da noi e dà i suoi frutti, ci riempie d’azzurro e di verde i prati.

(SEGUE)