Per il 2015, Lorenzo ha immaginato una non‐scenografia, uno spazio, a partire dallo schermo di 800 mq, che non è rettangolare ma è un vero fulmine scagliato fino in mezzo al pubblico per un reale abbraccio fisico: «Ho scelto il fulmine perché è contemporaneamente il passaggio tra il cielo e la terra, energia, elettricità, rapidità, meraviglia, velocità, luce nella notte, ma è anche una crepa che dichiara la nostra fragilità. Anche il rock‘n’roll per certi versi è una crepa/fulmine».
Sul palco, mentre va in scena una performance potente, colorata e divertente, Jovanotti si mostra un po’ supereroe e un po’ cowboy del futuro: «Come dicono negli Usa, volevo uno show ‘larger than life’». Missione compiuta, non c’è che dire.
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