La mostra propone un percorso attraverso alcuni momenti fondativi e centrali
della ricerca di Studio Azzurro, a partire dai primissimi lavori ancora legati alla pratica fotografica fino alle videoinstallazioni, ai videoambienti e alle opere interattive
che hanno segnato la storia dello Studio. Fotografie, video, maquettes e videambientazioni ricostruiscono una traiettoria in cui l’immagine non è mai pensata come superficie chiusa, ma come dispositivo in relazione con lo spazio, il corpo, il tempo e lo spettatore.
Questo nucleo originario rappresenta il punto di partenza di una sperimentazione che intreccia progressivamente fotografia e immagine in movimento, dando vita a un linguaggio capace di oltrepassare i limiti dello schermo e di trasformare lo spazio espositivo in un ambiente narrativo immersivo.
Grazie alla presenza di copiosi materiali di progetto relativi alle opere emerge
la dimensione laboratoriale che attraversa tutta la storia di Studio Azzurro: un sapere trasmesso attraverso il fare insieme, la costruzione degli apparati, la condivisione
delle competenze e il dialogo tra generazioni. Questa modalità di lavoro, oggi riletta anche alla luce degli studi sull’embodied knowledge, diventa una chiave per comprendere tanto le opere delle origini quanto le più recenti pratiche di ricostruzione, formazione
e valorizzazione delle opere storiche.
Il percorso si apre con lavori relativi a opere nate nell’ambito del Centro di Documentazione di Palazzo Fortuny a Venezia, tra cui Quattro immagini con interferenze video del 1983, Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) del 1984, Vedute (quel tale non sta mai fermo) del 1985 e Pareti. Figure strappate del 1986. Queste opere anticipano molte delle questioni che diventeranno centrali nella ricerca dello Studio: la frattura
del quadro, la relazione tra immagine e architettura, la narrazione espansa, il dialogo tra presenza fisica e dispositivo tecnologico.
Accanto a questa ricognizione sulle origini, la mostra presenta alcune opere cardine della storia di Studio Azzurro, in scala reale adattata agli ambienti e in scala 1:10.
Tra queste, Il giardino delle cose del 1992 segna il passaggio verso una relazione sempre più diretta e sensoriale tra spettatore e immagine. Il dittico video performativo
Il combattimento di Ettore e Achille prosegue nell›indagine intorno al superamento dello schermo e alla presenza del corpo nell’immagine.
Una sezione centrale è dedicata a Dove va tutta ’sta gente, storica videoinstallazione realizzata nel 2000 e presentata a Dortmund per Vision Ruhr, qui proposta
in una forma ridotta e adattata allo spazio. L’opera affronta il tema dei movimenti migratori nel Mediterraneo attraverso soglie invisibili che impediscono il passaggio e rendono inefficace il tentativo di avvicinamento dello spettatore. A distanza di ventisei anni, conserva una forza critica intatta e interroga con estrema lucidità le barriere, fisiche
e simboliche, del presente.
L’opera restituisce il Mediterraneo non solo come frontiera, ma come spazio di gesti, tecniche, memorie e saperi condivisi, suggerendo la possibilità di riconoscere un linguaggio comune lungo le sue coste.
Studio Azzurro – L’immagine in movimento attraversa così fotografia, video, teatro e installazione per restituire la complessità di una ricerca che ha saputo ridefinire
il rapporto tra tecnologia e presenza, immagine e ambiente, memoria e responsabilità dello sguardo.
Titolo
Studio Azzurro – L’immagine in movimento
Periodo
9 luglio – 29 novembre 2026
Luogo
PlayMarche Macerata
Mercato, via Armaroli 3a, Macerata
Progetto
Studio Azzurro in collaborazione con PlayMarche Macerata
Partner
Comune di Macerata
Macerata Musei
Contatti
info@playmarche.com
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