In pensione uno degli interrogativi più frequenti riguarda la possibilità di cumulare la pensione di vecchiaia con quella invalidità.
Questo tema assume particolare rilievo per chi ha già raggiunto l’età pensionabile e si trova a dover valutare nuovi bisogni legati alla propria salute. Facciamo chiarezza sulle regole attuali e sulle eccezioni previste dal sistema italiano.
La regola generale stabilisce che la pensione di invalidità e la pensione di vecchiaia non sono cumulabili. Chi ha già raggiunto i 67 anni – l’età pensionabile fissata dalla legge – e percepisce la pensione di vecchiaia, non può aggiungere a questa un trattamento economico di invalidità civile o di inabilità. Ciò deriva dal fatto che, una volta raggiunta questa soglia anagrafica, il sistema previdenziale considera il trattamento unico e ricalcolato esclusivamente in base ai contributi versati.
Inoltre, il passaggio da pensione di invalidità a pensione di vecchiaia è automatico per chi raggiunge i 67 anni e possiede i requisiti contributivi minimi (almeno 20 anni di contributi). In assenza di questi requisiti, l’interessato può accedere all’assegno sociale, una prestazione assistenziale che però non è cumulabile con la pensione di invalidità.
La natura dei due trattamenti è profondamente diversa: la pensione di vecchiaia è un trattamento previdenziale basato sulla carriera contributiva, mentre la pensione di invalidità risponde a criteri di natura assistenziale e si lega spesso anche a limiti reddituali. Per esempio, nel 2025 il reddito personale non deve superare i 19.772,50 euro per poter avere diritto alla pensione di invalidità, mentre per l’assegno mensile di assistenza per disabilità compresa tra il 74% e il 99% il limite scende a 5.771,35 euro.
Sebbene l’accumulo tra pensione di vecchiaia e pensione di invalidità non sia ammesso, esiste un’importante eccezione rappresentata dall’indennità di accompagnamento. Questa indennità, destinata a persone con invalidità totale (100%) che non sono in grado di compiere autonomamente le attività quotidiane o di deambulare senza aiuto, è una prestazione assistenziale indipendente da limiti di reddito e dall’età.
Di conseguenza, un pensionato, anche di 80 anni o più, che percepisce la pensione di vecchiaia può richiedere e ottenere l’indennità di accompagnamento qualora venga riconosciuto invalido al 100% con le caratteristiche sopra descritte. Si tratta quindi dell’unico caso in cui è possibile avere due trattamenti economici distinti, uno previdenziale e l’altro assistenziale.
Per accedere alla pensione di invalidità o all’assegno mensile di invalidità occorre soddisfare precisi requisiti sanitari, anagrafici e reddituali. Nel dettaglio:
L’iter per la richiesta di pensione di invalidità o assegno mensile prevede la presentazione telematica della domanda all’INPS, corredata dalla certificazione medica introduttiva inviata dal medico certificatore. Il richiedente sarà poi convocato per la visita di accertamento da parte della Commissione medica.
Dal 2025, alcune province italiane hanno introdotto procedure semplificate che eliminano la necessità di presentare domanda amministrativa per l’accertamento dell’invalidità civile, agevolando così l’accesso ai benefici.
Per la pensione di vecchiaia, invece, la domanda può essere inoltrata online o tramite patronati, con un requisito minimo di 20 anni di contributi e un’età anagrafica di 67 anni, salvo deroghe per categorie specifiche.
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