“Sappia il domani che…”, l’inizio della fase 2

48

FANO – Bene, la fase 2 è arrivata. E’ iniziata la fase del permesso monitorato a vista per far sì che l’ora d’aria in più non vanifichi gli sforzi fino ad ora fatti.

I cantieri hanno ripreso, edili e nautici e negli stabilimenti si inizia a sistemare, le attività all’aria aperta e maggiori movimento. Hanno ripreso a vedersi le bici e gli skates, chi corre e chi va di marcia. Di certo le maggiori concessioni hanno spinto, dato il tiepido sole primaverile a muoversi e tornare a fare passeggiate.

E la sensazione sulla pelle è proprio quella di un recupero di normalità e di assaporamento di cose prima scontate. Come il battere i piedi a terra per tanti passi e per percorsi più lunghi dei 200 metri, il ritrovare angoli visti e consumati ma ora come nuovi, il bearsi di sentire una brezza leggera e il calore dei raggi senza temere controlli e pattuglie.

Le barche ormeggiate al porto e il profilo delle colline verdi sono respiro per la vista, gioia per il cuore, i raggi che si specchiano sul mare e i gabbiani, le rondini, i brusii pacati di una attività moderata recano uno sfondo desiderato.

C’è un ritorno, la percezione che sia accaduto un cambiamento e che stia svanendo la minaccia ma pur sempre con l’accortezza di una vigilanza maggiore.

Ogni cosa era divenuta ovvia, logorata, strappata dalla sua naturalezza e mascherata di altro, ora invece sappiamo che basta poco davvero poco, perché tutto possa cambiare. E’ come essere usciti da una lunga notte e il risveglio non può che essere dolce e languido. Attende il risveglio il cuore dell’uomo pieno e vigoroso, per rendersi utile e riprendere in pieno le sue attività con il monito che la solidarietà di quanti si sono adoperati e i segni di necessaria inversione, siano monito e conio per l’avvenire.

Come ho scritto negli ultimi versi della poesia “C’è ancora speranza” per il progetto Solidarietà Poetica di Wikipoesia:

Sappia il domani

allora, che l’oggi si è imbruttito,

ed è stato mal menato

ma comprenda il suo peso e se lo

sollevi come le frasi fanno tra loro.

Si asciugano, si collegano, vanno avanti

le frasi, nei testi e nei versi,

nei racconti ad altro finale

e non più, indietreggiano in incavi,

fosse caduche

ed orribili, morti solitarie.

Sappia il domani,

il mondo e l’uomo

di domani, che alla

sofferenza si è contrapposta

la speranza per la tenacia

e la solidarietà.

Sappia ricordarselo e

farselo da monito e conio”

Buona ripresa a tutti, cauta, guardinga e pienamente fiduciosa, creativa e speranzosa.