Quaresima: tempo di tornare a Dio

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Monica Baldini

FANO – Il male imperversa, ci affianca e ci assedia. Ci prova in tutti i modi mettendoci il pericolo di un virus invisibile e nocivo, creando malati e vittime, ci priva del lavoro, delle relazioni e dei contatti. Ci toglie tutto immobilizzandoci. Lì nell’immobilità, però, il Signore ci chiama ed il bene combatte la sua battaglia.

La Quaresima è la risposta. Il tempo dell’anno liturgico in cui il silenzio, l’ascolto, la Parola, il digiuno, la sobrietà, la scelta di tornare a Dio è imbevuto di un periodo così apocalittico e drammatico aumentano ancora più la loro forza. Nell’immobilità, nella sofferenza, Dio e Maria ci aspettano.

Quante anime in una Quaresima di così grande prova, possono così trovare la loro salvezza, possono convertirsi invocando Dio e tornando a Lui.

Se il male colpisce, con il bene si può rispondere scoprendo di essere deboli, fragili, ospiti di un mondo dal cielo azzurro e dalle margherite in fiore che non coltiviamo né innaffiamo eppure con forza sbocciano per un misterioso ordine. Fuori le nostre case, la primavera è in corso, gli alberi sono ricolmi di petali come i prati. E’ tempo di ravvedersi e questo periodo può essere occasione per aprire il nostro cuore e non indurirlo. Non è retorica ma fede.

Nella malattia, nelle pestilenze, nelle peste nera che imperversava in Italia nel 1348, nelle calamità, in ogni tentazione e prova della vita, Dio è con noi e aspetta il nostro ritorno a Lui.

Il Vangelo di oggi ci parla ancora mettendo in evidenza un Dio che si è fatto servo umile morto sulla Croce e risorto per riscattarci e la grande contraddizione con l’uomo che vuole primeggiare ed emergere.

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 20,17-28

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».

Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».