Stipendi universitari italiani tra progressioni di carriera e difficoltà per i docenti: analisi aggiornata su cifre e prospettive.
Nel panorama universitario italiano, la questione degli stipendi dei professori universitari continua a essere un tema di grande attualità e discussione, soprattutto in relazione al confronto con gli standard europei e alle dinamiche interne di carriera e finanziamento. Le ultime rilevazioni confermano una situazione complessa, segnata da differenze legate all’anzianità, alla fascia accademica e ai tipi di contratto, ma anche da una persistente disparità rispetto ai colleghi degli altri Paesi europei.
Il corpo docente universitario di ruolo in Italia si articola principalmente in tre categorie: ricercatori, professori associati (II fascia) e professori ordinari (I fascia). Gli stipendi sono definiti da tabelle nazionali aggiornate periodicamente, con scatti biennali o triennali che ne determinano la progressione nel corso della carriera.
Per il biennio 2024-2025, i dati aggiornati evidenziano:
Dal punto di vista normativo, non esistono differenze retributive territoriali: il contratto pubblico garantisce la medesima retribuzione base a Milano come a Napoli. Tuttavia, il costo della vita e la possibilità di integrare lo stipendio con consulenze o fondi per la ricerca accentuano le disparità tra Nord e Sud.
Oltre al personale di ruolo, l’università italiana fa ampio ricorso a docenti a contratto e collaboratori a termine, spesso giovani studiosi o professionisti esterni. Questi lavoratori percepiscono compensi calcolati a forfait per corso o modulo didattico, con tariffe orarie generalmente comprese tra 40 e 60 euro lordi per ora di lezione frontale nelle università pubbliche.
Per un corso standard di circa 40 ore, il compenso lordo si aggira intorno ai 2.000 euro, erogati in un’unica soluzione a fine incarico. Tuttavia, questo importo non tiene conto del lavoro extra aula, come la preparazione delle lezioni, la correzione degli esami e l’assistenza agli studenti. Considerando tutte le ore effettivamente dedicate, il compenso orario reale può scendere fino a circa 14 euro netti, una cifra che evidenzia le difficoltà economiche di questa categoria.
La legge consente un range tariffario tra 25 e 100 euro lordi per ora, con punte massime riservate a docenti di rilievo o discipline professionalizzanti, soprattutto nelle università private o nei corsi master executive, dove le tariffe possono superare i 100 euro all’ora. Nonostante ciò, la maggior parte dei docenti a contratto si ferma a retribuzioni modeste. Nel 2022/23, questi rappresentavano il 28% del corpo docente totale, in lieve calo rispetto al 33% di dieci anni prima, per effetto di nuove assunzioni strutturate.
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