La vicenda ha avuto origine quando, a seguito di una relazione sentimentale, il ragazzo ha condiviso online un video dal contenuto esplicito che ritraeva la giovane. I Carabinieri, intervenuti prontamente, hanno eseguito una perquisizione domiciliare, autorizzata dall’Autorità Giudiziaria Minorile di Ancona, che ha confermato la gravità dei sospetti a carico del minore.
Il reato di “revenge porn” è normato dal Codice Penale, che punisce severamente la diffusione non autorizzata di contenuti intimi, aggravando la pena quando le vittime sono minori. In particolare l’articolo 612-ter del Codice Penale italiano prevede la punizione con la reclusione da uno a tre anni per chi pubblica nella rete internet, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video privati, comunque acquisiti o detenuti, realizzati in circostanze intime e contenenti immagini sessualmente esplicite, con conseguente diffusione di dati sensibili, con l’intento di causare un danno morale alla persona interessata.
La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000. L’intervento dei Carabinieri non solo ha portato alla denuncia del responsabile, ma rientra in una strategia di prevenzione e sensibilizzazione avviata di concerto con la Procura dei Minori. È necessario, in tal senso, promuovere campagne informative per educare i giovani all’uso consapevole delle tecnologie e ai rischi della condivisione di contenuti personali online. Questo caso è un esempio di come la collaborazione tra forze dell’ordine e la magistratura possa garantire risposte tempestive ed efficaci a fenomeni che minacciano il benessere psico fisico dei giovani.
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