Quest’ultimo, dovendo trovare una sistemazione per tre settimane per quattro operai della ditta nella zona di Camerino, aveva individuato tramite Google Maps un hotel a Castelraimondo apparentemente idoneo. Il 10 giugno 2026, il dipendente ha contattato il numero fisso della struttura, accordandosi con un uomo per il soggiorno al prezzo di 30 euro a persona al giorno, per un totale complessivo di 2.772,00 euro (IVA inclusa), da corrispondere in modalità anticipata.
Il successivo 12 giugno, le parti si sono scambiate i numeri di cellulare per definire i dettagli su WhatsApp. Il finto albergatore ha richiesto i documenti degli operai e i dati aziendali, inviando poco dopo una regolare fattura contenente le coordinate IBAN. L’impresa edile ha così provveduto a saldare l’importo tramite bonifico istantaneo.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, tuttavia, il truffatore ha inviato su WhatsApp la foto di un contatore elettrico bruciato, asserendo che la struttura fosse temporaneamente priva di energia elettrica a causa di un principio di incendio. Prendendo tempo con la scusa dei lavori di ripristino, l’uomo ha promesso una nota di credito con relativo rimborso qualora il guasto non fosse stato riparato in tempo.
Dopo aver risposto ai messaggi fino al 13 giugno, l’albergatore è svanito nel nulla, rendendosi irreperibile sia al telefono che sulle piattaforme di messaggistica. I successivi accertamenti tecnologici e bancari condotti dai militari dell’Arma hanno permesso di svelare il sofisticato raggiro:
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