Mercoledì prossimo nella sala del Consiglio comunale
La guerra per il Mezzogiorno
Italiani, borbonici e briganti
1860-1870
(Laterza 2019, pp. 498)
di Carmine Pinto (Università degli studi di Salerno).
Il Grande brigantaggio continua a interrogarci. Se la fine del regno delle Due Sicilie completa – per così dire – l’unificazione della Penisola, il vasto brigantaggio che subito si attiva nelle terre al di qua del Faro è sintomo della complicata partecipazione del Sud all’evento risorgimentale. Il brigantaggio si protrarrà per un decennio mobilitando ufficiali, sottufficiali e soldati, vescovi e parroci, briganti, prefetti, deputati, intellettuali, artisti. Non è uno scontro locale, perché coinvolge attori di tutt’Italia e d’Europa; e neppure una guerra tradizionale, perché i briganti e il regio esercito – ma anche i volontari meridionali unitari – si sfidano a lungo e con estrema durezza in una guerriglia sanguinosa, assai lontana dalle glorie risorgimentali. In quella lotta si mescolano, fra l’altro, lo scontro tra gli unitari italiani e l’autonomismo borbonico; il conflitto tra assolutismo e liberalismo; la lotta tra gruppi di potere, tra fazioni e interessi che frammentano le stesse città e le campagne meridionali coinvolte in una spietata guerra civile..
Per la novità di materiali e di documenti usati, e per la vastità delle ricerche compiute, La guerra per il Mezzogiorno offre pagine che innovano tante interpretazioni fino a oggi date per acquisite. Pagine che sollecitano pure una riflessione propria dei tempi nostri: per quanto l’autore sottolinei la lontananza delle vicende che ricostruisce, il lettore non può non interrogarsi sul senso e sul valore dell’unità nazionale.: allora, e oggi.
Carmine Pinto è ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Salerno. Si occupa di sistemi politici e partiti del Novecento, di guerre civili e movimenti nazionali nel XIX secolo, concentrandosi sui conflitti mediterranei e latino americani nel XIX secolo, sulla guerra nell’Ottocento italiano e sui sistemi politici del XX secolo. Ha insegnato in università europee e latino americane, ed è membro di comitati di redazione di riviste italiane e internazionali.
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