Pensione, stangata in arrivo: non basteranno più 67 anni. La nuova età pensionabile

La legge di Bilancio 2026 conferma un cambiamento epocale nel sistema previdenziale: l’età pensionabile non sarà più fissata a 67 anni.

Come previsto dalla legge Fornero e ribadito dalla recente manovra finanziaria, dal 1° gennaio 2027 scatterà il primo aumento dell’età pensionabile, che passerà a 67 anni e 1 mese, per poi salire ulteriormente a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Questo adeguamento si basa sull’aumento della speranza di vita certificata dall’ISTAT, che nel 2024 ha raggiunto il valore più alto dal 2019, con una longevità media di 21,6 anni per un sessantacinquenne.

Il meccanismo di adeguamento automatico non riguarda solo la pensione di vecchiaia, ma anche la pensione anticipata, per la quale si prevede un innalzamento dei requisiti contributivi: da 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne a valori superiori, a partire dal 2027.

Come previsto dalla legge Fornero e ribadito dalla recente manovra finanziaria, dal 1° gennaio 2027 scatterà il primo aumento
L’addio ai 67 anni: nuove regole per l’età pensionabile (www.marchenews24.it)

La manovra prevede tuttavia una tutela parziale per alcune categorie di lavoratori impiegati in mansioni gravose o usuranti, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 67/2011 e dall’Allegato B della legge di Bilancio 2018. Tra questi rientrano, per esempio, infermieri, maestre d’infanzia, operai edili, autisti di mezzi pesanti, addetti alle pulizie, turnisti notturni e lavoratori alla catena di montaggio. Per poter beneficiare di questa esclusione dall’aumento, tali lavoratori devono aver svolto la propria attività per almeno sette anni negli ultimi dieci o sei negli ultimi sette anni, con un minimo di trent’anni di contributi. Chi non soddisfa questi requisiti dovrà adeguarsi agli incrementi generali.

Paradossalmente, la legge elimina la deroga che consentiva a questa categoria di accedere alla pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi, imponendo invece il requisito standard di 67 anni a partire dal 2027, con un aumento di 5 mesi rispetto alla situazione attuale e un incremento più gravoso rispetto agli altri lavoratori.

Per il personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco è previsto un ulteriore aumento di 3 mesi nei requisiti di accesso alla pensione, che si aggiunge agli incrementi legati all’adeguamento alla speranza di vita.

La fine della flessibilità e le misure per i lavoratori più svantaggiati

Dal 1° gennaio 2026 spariranno definitivamente sia Quota 103 che Opzione Donna, due strumenti di flessibilità che avevano consentito, negli ultimi anni, a una platea ridotta di lavoratori di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Quota 103 permetteva il pensionamento con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi, mentre Opzione Donna consentiva alle lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e un’età minima di 61 anni (riducibile in presenza di figli) di lasciare il lavoro anticipatamente.

cosa bisogna sapere
Pensione, fine della flessibilità (www.marchenews24.it)

L’unico strumento di flessibilità confermato per il 2026 è l’Ape Sociale, che resta accessibile a partire dai 63 anni e 5 mesi di età, con almeno 30 anni di contributi (36 per i lavori gravosi), e riservata a categorie fragili come disoccupati di lunga durata, caregiver, invalidi civili con almeno il 74% di invalidità e addetti a mansioni particolarmente pesanti. L’indennità corrisposta è limitata a un massimo di 1.500 euro lordi mensili senza tredicesima e viene erogata fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

La cancellazione di Quota 103 e Opzione Donna rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, sancendo il ritorno a un sistema previdenziale più rigido e strutturale.