Partite IVA, arriva la doppia stangata: blocchi e nuovi limiti per chi ha debiti col Fisco

La Legge di Bilancio 2026 introduce misure più rigorose per le partite IVA in difficoltà con il Fisco con alcune novità.

Le novità sono contenute negli emendamenti segnalati al disegno di legge in discussione al Parlamento, che prevedono limitazioni più stringenti alle compensazioni fiscali e condizioni restrittive per l’apertura di nuove attività da parte di soggetti con pendenze rilevanti.

Le novità sono contenute negli emendamenti segnalati al disegno di legge in discussione al Parlamento, che prevedono limitazioni
Nuove regole sulle compensazioni per le partite IVA indebitate (www.marchenews24.it)

Tra le proposte più rilevanti vi è il mantenimento del blocco delle compensazioni per i contribuenti con debiti iscritti a ruolo superiori a 50.000 euro, una modifica rispetto alla soglia attuale di 100.000 euro entrata in vigore a partire dal 1° luglio 2024. Tale restrizione, contenuta nell’articolo 26 del disegno di legge, mira a limitare l’utilizzo dei crediti fiscali da parte di chi ha posizioni debitorie significative con l’Amministrazione finanziaria.

Nonostante la pressione politica, soprattutto da parte di Fratelli d’Italia, che continua a sostenere un approccio rigoroso nei confronti dell’evasione fiscale, l’emendamento mira a mantenere inalterata questa soglia, rifiutando richieste di allentamento provenienti sia dall’opposizione sia da altri gruppi di maggioranza. Rimane invece in discussione la disposizione sull’uso delle compensazioni derivanti da crediti agevolativi per il pagamento di contributi previdenziali e assistenziali, che potrebbe essere rivista per una maggiore elasticità.

Obbligo di garanzia per l’apertura di nuove partite IVA con debiti superiori a 50.000 euro

Un altro punto cardine introdotto da un emendamento firmato da Fratelli d’Italia riguarda le condizioni per avviare nuove attività economiche. In particolare, è prevista l’impossibilità per le persone fisiche di aprire una nuova partita IVA se risultano debitori con il Fisco per importi superiori a 50.000 euro, a meno che non rilascino una garanzia finanziaria pari all’ammontare delle pendenze.

Questa misura, inserita nell’articolo 35 del DPR n. 633/1972, rappresenta un ulteriore inasprimento volto a tutelare le entrate erariali, assicurando che l’avvio di un’attività imprenditoriale o professionale non venga utilizzato come mezzo per eludere o procrastinare il pagamento di debiti fiscali pregressi. Restano escluse da questa condizione le somme rateizzate regolarmente, purché non sia intervenuta la decadenza dal piano di rateazione.

L’emendamento, al momento all’esame della Commissione Bilancio del Senato, riflette la linea dura portata avanti da Fratelli d’Italia, partito di riferimento nella definizione delle strategie fiscali e finanziarie del Governo attuale, guidato dalla presidente Giorgia Meloni. Il partito ha storicamente promosso politiche di rigore fiscale e lotta all’evasione, rafforzando il controllo sulle posizioni debitorie.

Verso la soppressione dell’obbligo di DURC per i professionisti che lavorano con la PA

Parallelamente, un emendamento presentato da Forza Italia propone di eliminare l’obbligo del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) come requisito per i pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni ai liberi professionisti. Attualmente, secondo il comma 10 dell’articolo 129 del disegno di legge, il pagamento dei compensi ai professionisti dipende dal regolare adempimento degli obblighi fiscali e contributivi, attestato proprio dal DURC.

Tale norma è stata oggetto di critiche, ritenuta penalizzante e discriminatoria per i professionisti, soprattutto in considerazione delle difficoltà burocratiche e dei ritardi che possono derivare da questa condizione. I partiti di maggioranza, inclusi esponenti di Fratelli d’Italia, sembrano orientati a sostenere la proposta di cancellazione, mirando a semplificare i rapporti tra professionisti e Pubblica Amministrazione.

Il partito di Fratelli d’Italia (FdI), fondato nel 2012 e guidato da Giorgia Meloni, che attualmente ricopre anche il ruolo di Presidente
Il quadro politico e legislativo: Fratelli d’Italia protagonista delle misure fiscali(www.marchenews24.it)

Il partito di Fratelli d’Italia (FdI), fondato nel 2012 e guidato da Giorgia Meloni, che attualmente ricopre anche il ruolo di Presidente del Consiglio, si conferma protagonista nella definizione delle politiche fiscali del Governo. Con una posizione netta su rigore e controllo fiscale, FdI ha promosso gli emendamenti che rafforzano le misure contro le partite IVA con debiti, in linea con il proprio orientamento nazional-conservatore e populista di destra.

Nella legislatura attuale, il Governo Meloni ha infatti posto particolare attenzione alla lotta all’evasione e al contrasto delle irregolarità fiscali, sia attraverso un inasprimento delle sanzioni sia tramite meccanismi di controllo più stringenti sulle compensazioni e sulle aperture di nuove attività economiche in presenza di pendenze fiscali.

Il percorso legislativo della Legge di Bilancio 2026, attualmente in fase di discussione nelle Commissioni parlamentari, sarà decisivo per stabilire l’effettiva entrata in vigore di queste restrizioni. L’iter prevede ulteriori confronti e possibili modifiche, ma la linea del Governo appare chiara nel voler adottare misure che rafforzino la compliance fiscale dei contribuenti, con particolare attenzione alle partite IVA, categoria centrale per l’economia italiana.