“In ogni mio tempo” di Cristina Cappellini letto da Monica Baldini

41

“In ogni mio tempo” – puntoacapo editrice – di Cristina Cappellini è un libro in versi che mi ha estremamente colpito. Sapete di quei libri che leggi e ti ritrovi nei rigagnoli delle parole vanno a capo nella pagina, tra i meandri delle emozioni, nei contorni dei tramonti, nel “becco sottile di un pettirosso che raschia la neve”, nelle paure, nei dubbi, nei ricordi nostalgici, nel fervore ponderato di voler conoscere il futuro e il senso della vita. Fervore ponderato perché è una spinta piena e insieme razionale, calibrata, domandata: “Quant’è lungo il tempo delle attese”?

Forti emergono i valori, i principi di chi ha condotto fino ad ora, in ogni suo tempo, la propria esistenza con sapore, fede, con speranza, con rispetto degli altri, con difesa dei cristiani perseguitati e volto teso all’alto, a Dio nell’esplosione finale di “Epifania”.

Si profila inoltre uno sguardo contemplativo che scorre dal “fresco riposo dell’alba”, alle “castagne nei boschi di Altavilla” a “Luna e Marte che si sono vestiti di rosso stasera” ai “rami, arti mozzati di alberi stanchi, spossati come me che li guardo andare in fumo lentamente, insieme ai miei propositi” a “immagini di istanti passati, portafortuna mai sbiaditi, tra profumi di piazze fiorite e coincidenze perdute. Souvenirs” alla “nebbia mattutina che sfuma nell’oro del sole, autunno zafferano di foglie e divieti”.

Quindi emerge un riannodare i flash sui punti di vista e sul rullino della memoria e poi ecco, lo slancio che spicca:

“E come un figlio incontro al padre,

come il fume verso il mare,

ricomincerò a volare.

In questa veglia d’impaziente

attesa

la mia anima assetata di quiete

e di stelle

festeggia il suo tempo per

salpare.”

Consiglio vivamente la lettura di questi testi poetici perché emerge una profonda limpidezza sul proprio mondo interiore, una vera messa a fuoco su cosa la vita abbia prodotto nelle sconfitte, nel credo, nella fede, nelle ferite, nelle gioie, nella delicatezza di un merlo di neve e nelle attese.

E questo accendere la lampada su di sé per offrirlo agli altri in modo autentico e spassionato, per senso di verità, è raro quanto degno di meditazione! Soprattutto oggi, una penna che scava e si eleva al Cielo, è segno tangibile di un Dio che continua a farsi a vivo, pur nel tragico film della storia cui stiamo assistendo.

Grazie Cristina e che il vento ti sia a favore, in poppa! Belle cose

Monica