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Il Gigante che sorregge le rocce: il capolavoro naturale che sembra uscito da un racconto epico

Un capolavoro che sembra essere uscito da un racconto epico: il Gigante che sorregge le rocce di fronte al mare si trova in Italia.

Arrivare sulla spiaggia di Fegina, a Monterosso al Mare, significa entrare in un luogo dove il mare incontra la roccia e la roccia, a sua volta, sembra prendere vita. Chi mette piede sulla sabbia avverte spesso una sensazione curiosa, quasi primordiale: quella di essere osservato.

Il Gigante che domina il mare: si trova in Italia – Marchenews24.it

Non è suggestione, né un gioco della mente. È la presenza imponente del Gigante di Monterosso, una figura muscolosa che emerge dalla scogliera come se stesse sorreggendo il peso del mondo. Basta alzare lo sguardo per vederlo lì, sospeso tra cielo e mare, a metà tra mito e rovina.

Il Gigante che sorregge le rocce: una meraviglia naturale in Italia

La storia del Gigante affonda le radici in un’epoca di ambizioni smisurate. All’inizio del Novecento, Giovanni Pastine, monterossino emigrato in Argentina e tornato ricco, decise di lasciare un segno indelebile nella sua terra. Non gli bastava una villa affacciata sul mare: voleva qualcosa che dichiarasse al mondo la sua fortuna, qualcosa che nessuno avesse mai osato immaginare.

Nel 1910 incaricò lo scultore ferrarese Arrigo Minerbi, destinato a diventare l’artista prediletto di Gabriele D’Annunzio, e l’architetto Francesco Levacher. L’obiettivo era chiaro: creare un’opera monumentale, capace di sfidare il tempo e la salsedine. Minerbi scelse il cemento armato, materiale moderno e brutale, perfetto per affrontare la furia del mare. Il risultato fu un gigantesco Nettuno alto 14 metri, che reggeva sulle spalle una conchiglia colossale trasformata in terrazza panoramica per le feste della villa.

Per anni, l’élite danzò letteralmente sulla testa del dio del mare, mentre le onde si infrangevano sotto i loro piedi. Era un simbolo di potere, di modernità, di sfida alla natura. Minerbi scolpì il volto del Gigante ispirandosi ai pescatori di Monterosso: lineamenti duri, rughe profonde, lo sguardo di chi conosce la fatica e non si arrende. Ma la sua forza non bastò a proteggerlo dal destino.

Tra il 1943 e il 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, le bombe colpirono Villa Pastine. La residenza venne distrutta e Nettuno perse le braccia, mutilato ma ancora in piedi. Poi, nel 1966, una mareggiata devastante completò l’opera: la conchiglia crollò, parte delle gambe venne portata via dalle onde, e il colosso rimase un busto ferito, con la colonna vertebrale di cemento esposta al vento e alla salsedine.

Oggi il Gigante non è più l’opera trionfale del 1910, ma qualcosa di diverso, forse di più potente: un simbolo di resistenza. Ogni crepa racconta una battaglia, ogni pezzo mancante è un ricordo di ciò che ha affrontato. Di recente è stato sottoposto a un delicato intervento di restauro per fermare il “cancro del ferro”, la corrosione interna che rischiava di comprometterlo definitivamente.

Il Gigante di Monterosso al Mare: un vero spettacolo – Marchenews24.it

La spiaggia di Fegina è splendida per un bagno o una passeggiata, ma il Gigante merita un incontro più intenso, quasi rituale. Ecco tre modi per scoprirlo da prospettive diverse.

Il sentiero dei bunker: il Gigante dall’alto

Salendo verso il promontorio del Mesco, lungo il sentiero che costeggia antiche postazioni militari, il panorama cambia a ogni passo. Il fiato si accorcia, i muscoli bruciano, ma basta voltarsi per vedere il Gigante rimpicciolirsi, quasi inghiottito dalla scogliera. Da lassù sembra un guardiano silenzioso, un dettaglio scolpito nella roccia.

L’esplorazione dal mare: la prospettiva più potente

Affittare un kayak e pagaiare fino ai suoi piedi è forse il modo più emozionante per incontrarlo. Solo dall’acqua si percepisce davvero la sua imponenza: quei 14 metri di cemento sembrano crescere a ogni colpo di remo, come se Nettuno stesse emergendo dal mare per osservare chi osa avvicinarsi.

Il crepuscolo dal molo: la magia della luce

Al tramonto, la punta del molo diventa il punto perfetto per contemplarlo. Il sole che scende dietro il Mesco colora il cemento di un arancione caldo, quasi bruciato. I lineamenti del Gigante si ammorbidiscono, diventano umani, come se per un attimo il colosso respirasse.

Il Gigante di Monterosso non è solo un’opera d’arte, né soltanto un relitto del passato. È un simbolo di resistenza, di fragilità e di forza. È la prova che anche ciò che sembra eterno può essere ferito, ma anche che ciò che è ferito può continuare a vegliare sul mondo. E mentre la spiaggia di Fegina si riempie di turisti, lui resta lì, immobile e vigile, a ricordare che la bellezza, a volte, nasce proprio dalle cicatrici.

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Pubblicato da:
TooBee

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