I segni, seguendoli nella nebbia… di Monica Baldini

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FANO – Vedo la nebbia. E’ notevole queste mattine.
M’accorgo di come intenerisca i colli ancora di più. Li abbracci e li faccia ergere come fari nel bianco. Punte sottili, speroni fini e colori senza parola. Muti avvolti di candore zucchero a velo sabbioso. Mi accorgo di come sia veste brizzolata sull’intero paesaggio.
E’ un contesto alieno dalla velocità, dal tempo, dal ritmo delle ore e dei giochi di ombre e riflessi. Pare senz’anima ma non lo è. E’ la ricerca del senso che conduce tra quei banchi e porta altrove, oltre.
Oltre al passo in cui sei per giungere alla meta. Non ho paura. Non mi sgomenta perché la sua sensazione la conosco. I miei risvegli sono come quei pendii bagnati dalla rugiada torpida che li copre, nasconde ma non cancella. Tutto sotto resta vivo e acceso in procinto di emergere al primo spicchio di sole.
Così incalzo sicura che ogni angolo e curva si arginerà nel tratto andando. Occorre non fermarsi ma essere vigili.
In un attimo appare e scompare, vivifica il presente perché la speranza di sapere che nulla sia perduto è così forte da non far cadere nella trappola di sentirsi smarriti. O comunque vada la si affronta, ci si passa in mezzo, la si assapora nella sua inconsistenza e la si supera. Così è la vita con i suoi vuoti, i suoi buchi.
La nebbia porta il faro a suonare per le barche fuori. Sparge la sua quiete e distende gli animi accecati. Tutto in attesa, tutto colto da uno strano immobilismo che si volge al richiamo della luce lampeggiante alta a toccare le nubi nella notte.
È percepire che non abbiamo super poteri e pieno controllo di ogni aspetto della nostra vita, è accettare i nostri limiti, mettersi nella condizione di lottare e abolire la mania di perfezione che non prevede scoloriture e fuori schemi.
Nell’alternanza delle stagioni anche la nebbia avanza e desta attenzione. Impone le sue regole. A valle poi ogni versante si annulla e torna la visibilità. In basso si percepisce la normalità delle cose, i suoi profili e non ci si distacca ma salendo si incontrano allenamenti di resilienza e percezioni mutate che ci scrostano portandoci a fidarci della punta del tetto che svetta, della chioma gialla che guarda il cielo, del marrone che scavalca il grigiore e dei passanti in auto che come fiammelle si intravedono. Sono segni, solo seguendoli si procede. Seguendo i segni.