Multe per stufe e camini in casa: dove scattano i divieti e come evitarli. Tutto quello che è importante sapere.
L’uso di stufe e camini nelle abitazioni italiane continua a essere regolamentato con sempre maggiore rigore, soprattutto nelle regioni del bacino padano, dove l’inquinamento atmosferico è un’emergenza persistente. Le amministrazioni di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno infatti rafforzato le normative per limitare l’impatto delle emissioni da riscaldamento a legna, introducendo sanzioni significative per chi non rispetta le disposizioni ambientali.
Normative e divieti per l’uso di stufe e camini nelle zone a rischio smog
Il cuore della regolamentazione riguarda la classe ambientale degli impianti di riscaldamento a legna, classificati secondo un sistema a stelle, da 1 a 5, in base al loro livello di emissioni inquinanti. Gli apparecchi con classificazione a 1 o 2 stelle sono considerati altamente inquinanti e sono vietati tutto l’anno nei comuni più compromessi dall’inquinamento atmosferico. Per gli impianti a 3 stelle, invece, l’utilizzo è consentito solo in assenza di allerta smog; durante le fasi di emergenza, contrassegnate da codici arancioni o rossi, il loro impiego è limitato o del tutto sospeso.
Solo le stufe e i camini con classificazione 4 o 5 stelle possono essere utilizzati senza restrizioni, ma è sempre necessario monitorare le ordinanze locali, che possono variare in base ai livelli di PM10 e ad altri parametri ambientali. Le amministrazioni regionali e comunali hanno infatti la facoltà di adeguare le soglie di allerta e le misure restrittive per rispondere tempestivamente a picchi di inquinamento.

Le multe per chi non rispetta le normative sono molto severe: si parte da sanzioni amministrative da 100 a 500 euro per l’uso scorretto o durante i periodi di divieto, fino a 5.000 euro per impianti non dichiarati o non conformi, con controlli che si intensificano soprattutto durante i mesi invernali, da ottobre a marzo.
Sul fronte delle soluzioni, il governo ha prorogato fino alla fine del 2025 il pacchetto di incentivi fiscali e bonus per chi decide di sostituire impianti vecchi e inquinanti con dispositivi più performanti e a basso impatto ambientale. Tra questi, spiccano il Conto Termico 3.0, che copre fino al 65% della spesa per l’acquisto di nuove stufe o camini certificati, e l’Ecobonus, che consente detrazioni IRPEF del 50% per la prima casa e del 36% per le seconde abitazioni, estese fino al 2026.
Nell’attuale contesto di crisi climatica e crescente attenzione alle tematiche ambientali, aggiornare gli impianti di riscaldamento a legna si conferma quindi una scelta responsabile, che coniuga tutela della salute pubblica, rispetto delle leggi e sostenibilità economica per le famiglie italiane.
Come mettersi in regola: certificazione, manutenzione e qualità del combustibile
Per evitare sanzioni è fondamentale conoscere la classe ambientale del proprio impianto. Ogni stufa o camino deve essere accompagnato da un Certificato Ambientale, rilasciato dal produttore, che attesta la sua categoria di emissioni. Da questo documento dipende la possibilità di utilizzo senza limitazioni o la necessità di spegnere o sostituire l’apparecchio nei periodi critici.
Oltre a rispettare la normativa sull’apparecchio, è indispensabile adottare alcune buone pratiche: utilizzare solo legna asciutta, stagionata e certificata, evitando materiali umidi o trattati chimicamente che aumentano l’inquinamento. La manutenzione regolare della canna fumaria è un altro elemento chiave per garantire l’efficienza dell’impianto e prevenire rischi di sicurezza.
Le autorità locali raccomandano inoltre di consultare attentamente le ordinanze comunali aggiornate, poiché le restrizioni possono variare anche da un comune all’altro, e di tenersi informati sulle misure di emergenza ambientale attive.




