«E’ evidente – spiega la presidente Sara Tomassini, ideatrice e promotrice del progetto con il consiglio Anabio-Cia – che il Distretto biologico Terre Marchigiane è uno strumento innovativo per una governance territoriale sostenibile, in cui agricoltori, cittadini, amministrazioni comunali, istituzioni e altri attori della filiera agricola stringono un patto per la gestione del territorio secondo i principi dell’agricoltura biologica. Terre Marchigiane propone un approccio partecipativo allo sviluppo locale rurale. Perchè tanto interesse? Al di là degli ovvi motivi economici, il biologico è un settore in crescita ed è fortemente sostenuto dalla politica europea, le ragioni più profonde vanno ricercate nella volontà dei territori di fare rete, filiere, creare uno sviluppo sostenibile partendo dalla valorizzazione dell’esistente, ovvero nelle aree rurali delle piccole medie aziende agro-alimentari. Ne è la prova il fatto che questo distretto è partito veramente dal basso per iniziativa di agricoltori Anabio-Cia che hanno coinvolto tutti senza escludere nessuno. Inoltre, l’interesse dei territori per questo strumento è alimentato dall’attesa generata della nuova legge sull’agricoltura biologica, che contiene un articolo, il 13, appositamente dedicato alla definizione del distretto biologico e garantisce criteri di priorità per l’accesso alle misure di sviluppo rurale. Attualmente la legge attende l’approvazione solo della Camera; serve poi l’accordo Stato-Regioni per la definizione di distretto biologico. Questa ultima istanza nelle nostre Marche non dovrebbe essere problematica, considerato come si è costituito e si sta sviluppando Terre Marchigiane, già operativo e con tanto entusiasmo sul territorio. Saremo fieri e onorati di condividere il lavoro fatto dal distretto Terre Marchigiane con la nuova amministrazione regionale».
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