Le banche italiane continuano a distinguersi per solidità e resilienza all’interno del panorama europeo nonostante le difficoltà.
Nel 2023, la BCE ha ribadito la capacità delle banche italiane di mantenere elevati standard di capitale, superando con successo le prove di stress condotte nel 2022. Questi test, parte integrante del Supervisory Review and Evaluation Process (SREP), hanno evidenziato come gli istituti di credito italiani abbiano risposto positivamente alle crescenti sfide economiche, inclusi gli effetti indiretti della guerra in Ucraina.

Tra i parametri più significativi, il requisito di capitale Pillar 2 – che misura la quantità di capitale aggiuntivo necessario per coprire rischi specifici – si è mantenuto stabile, attestandosi intorno all’1,1% per l’anno in corso. Un risultato che sottolinea la solidità patrimoniale degli istituti di credito, in linea con le direttive prudenziali europee.
Credem, un modello di eccellenza tra le banche italiane
Nel panorama nazionale, il gruppo Credem emerge come esempio virtuoso, con un requisito Pillar 2 pari all’1,0%. Secondo la stessa banca emiliana, questo dato rappresenta il miglior parametro in Italia e il primo a livello europeo tra le banche commerciali. Tale performance deriva da una gestione attenta e da una struttura patrimoniale ben calibrata rispetto ai rischi di mercato e di credito.
Anche i colossi del settore come Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno confermato il rispetto ampio dei requisiti patrimoniali, con un aumento del coefficiente CET1, indice fondamentale della solidità finanziaria e della capacità di assorbire eventuali perdite.

Nonostante i risultati incoraggianti, la BCE invita alla prudenza sulla gestione dei rischi, in particolare per quanto riguarda la crescita dei crediti deteriorati (NPL), fenomeno già tangibile in alcuni segmenti come il credito al consumo. Il presidente del Consiglio di Vigilanza bancaria della BCE, Andrea Enria, sottolinea la necessità di un approccio rigoroso nella governance, nella digitalizzazione e nell’integrazione di tematiche ambientali all’interno dei modelli di business.
Le banche italiane, infatti, devono continuare a migliorare la qualità degli attivi e a rafforzare le strategie di accantonamento per fronteggiare future turbolenze economiche. Nel 2024, si prevede che la distribuzione degli utili agli azionisti sarà allineata ai livelli precedenti, con circa il 51% degli utili lordi destinati a dividendi, nel rispetto delle indicazioni di vigilanza.
L’impatto della guerra e le strategie di capitale
La BCE riconosce la resilienza degli istituti di credito italiani all’impatto economico derivante dall’invasione russa dell’Ucraina. Le banche hanno resistito grazie a solide posizioni patrimoniali, una buona liquidità e una crescente redditività, favorita anche dall’aumento dei tassi di interesse. Questo scenario ha contribuito a una migliore generazione di capitale, mantenendo stabile la media ponderata dei requisiti di Pillar 2, attestata intorno al 2% delle attività ponderate per il rischio.
Andrea Enria ha inoltre evidenziato come, sebbene una maggiore dotazione di capitale non limiti la capacità di erogare prestiti, alcune banche italiane abbiano scelto di modulare la distribuzione degli utili per mantenere flessibilità di fronte a possibili sviluppi macroeconomici sfavorevoli. Tale strategia è considerata prudente e funzionale a garantire la stabilità nel medio termine.
Guardando avanti, la BCE prevede una ripresa delle aggregazioni bancarie, anche di natura transfrontaliera, per consentire agli istituti di concentrarsi maggiormente sul proprio modello di business e migliorare la competitività. Il processo di consolidamento, rallentato negli ultimi anni, potrebbe accelerare in risposta alle nuove sfide normative e di mercato.




