Siamo sedute io e mamma con le spalle al mare, una salsedine folta di novembre e pochi passanti che si stagliano nella passeggiata. Da ieri con il nuovo dpcm, ai tempi della seconda ondata covid, ci troviamo in zona gialla ed è primo pomeriggio. Siamo in pochi avvolti da una strana sensazione di vuoto e isolamento.
Grigio in cielo, in terra sul cemento dell’anfiteatro e un gelato. Forse oltre le parole in aria che ricamano suoni, ad attirare l’attenzione del passero è stato anche il dolce cremoso che veloce con l’aria fresca e la brezza si stava sciogliendo. Magari un buon profumino si stava spandendo d’intorno e lui curioso e per fame, è arrivato. “Dagli un pezzetto di cono, guarda te lo chiede”. E così faccio. Lo prende, vola e poco dopo torna.
Nuovo pezzettino, lo riprende e se ne va. Poi dopo due giri forse sazio, si pone in un punto più alto della banchina e di profilo scorgendolo, decido di dargli una briciola ancora e lui senza pudore, viene stendendo le sue ali e se lo porta via. E’ l’ultima.
Una scena fiabesca? No. Usuale neppure ma che mi ha fatto capire.
La prima cosa di guardare al di là, perché basta poco per farsi stupire, per sorridere alle bellezze, per evadere dalle contingenze macchinose e fumanti umane. Se si vuole.
La seconda che è importante lasciarsi travolgere dalla corrente benevola quando sopraggiunge silenziosa in punta di piedi, ponendosi in ascolto ed osservazione.
La terza è che non cresciamo se ragioniamo da grandi ma se pensiamo come bambini, vivendo con quello spirito che ride, gioca e fa esperienza del mondo continuamente, senza mai sentirsi arrivati.
Dopo poco così, con l’oltre che cattura lo sguardo ed il cuore calamitandoli, anche noi ce ne siamo andate, senza di lui ma grazie a lui, piene, rasserenate su ali di leggerezza.
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