Acqualagna, sfruttamento e lavoro nero: arrestato titolare maglificio

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ACQUALAGNA (PU) – L’importante operazione di vigilanza a contrasto del lavoro sommerso, svolta nella tarda serata del 16.06.2020 dai militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro/Urbino, operante all’interno dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pesaro/Urbino, congiuntamente a personale del Comando Stazione Carabinieri di Acqualagna (PU), Nucleo Operativo del Gruppo Tutela del Lavoro di Venezia e dell’ASUR di Urbino, ha dato un fondamentale esito nelle azioni di tutela del lavoro regolare, del rispetto delle norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre che del rispetto delle modalità di attuazione, delle procedure organizzative e gestionali oggetto del Protocollo Governo-parti sociali del 24 Aprile 2020 (condizione essenziale a cui è subordinata la prosecuzione delle attività imprenditoriali). L’accertamento degli illeciti è stato possibile grazie all’attenta attività info investigativa ed azione di cooperazione del comparto di specialità del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro con i Comandi Arma competenti per territorio, coadiuvati dalla valida e preziosa collaborazione del personale ASUR, quest’ultimo competente sulla sicurezza e salute dei luoghi di lavoro. La vicenda tra origine già dal mese di Novembre 2019, allorquando a Cagli (PU), i Carabinieri della Tutela del Lavoro in servizio nella Provincia pesarese, unitamente a personale della locale Arma Territoriale oltre che dell’ASUR di Urbino, fecero un controllo presso un laboratorio (maglificio) gestito da imprenditoria cinese. Molte furono le contestazioni a carico del titolare dell’azienda (assente al momento del controllo), tali da provocare la misura cautelare del sequestro preventivo dell’unità produttiva (gravi furono le carenze riscontrate in ordine alla sicurezza, igiene e salute sui luoghi di lavoro). Oltre a tali irregolarità (per cui fu intimato di adempiere alle prescrizioni impartite in materia di sicurezza), anche un lavoratore in nero (per cui fu anche emesso provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale stante la presenza di lavoratori in nero pari ad oltre il 20% della manodopera trovata intenta al lavoro), ed anomalie negli alloggi ubicati immediatamente ai piani superiori dello stabile, ove fu riscontrata la presenza di loculi abitativi ricavati mediante l’installazione di pannelli di legno. Molteplici le carenze igienico sanitarie riscontrate, oltre che la mancata osservanza dei requisiti minimi di abitabilità di tali locali abitativi, tanto da rendersi necessario, ulteriore sequestro preventivo. Dopo l’intervento ispettivo, i sospetti dei militari dell’Arma in servizio nel comparto di specialità della tutela del lavoro dello spostamento della produzione in altro laboratorio.

Dubbi e perplessità dettati dal totale disinteressamento, dall’omesso adempimento alle prescrizioni impartire, oltre che la cessazione anticipata del contratto di affitto. Opportuno l’avvio nei mesi successivi di una mirata ed attenta attività di intelligence con la collaborazione dei presidi dell’Arma territoriale (da sempre la vera propria sentinella sul territorio), tale da consentire di individuare la nuova località lavorativa ed il nuovo laboratorio. Ulteriormente emergeva che il formale titolare dell’azienda non era che un prestanome della stessa, stante il ruolo di gestore e datore di lavoro affidato completamente ad un cittadino cinese (odierno indagato) assunto però come dipendente dalla stessa società. Dopo aver monitorato i turni svolti all’interno del laboratorio ed i movimenti dell’effettivo titolare, è stato concordato con La Procura della Repubblica di
Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro Nucleo Ispettorato Lavoro di Pesaro e Urbino
Legione Carabinieri Marche Compagnia di Urbino di intervenire nel momento più opportuno, per verificare le condizioni di lavorative del personale ed anche per verificare il rispetto delle normative anticontagio all’interno dell’impresa (in atto sono numerosi i controlli coordinati dalla locale Prefettura). Dall’accesso ispettivo eseguito nel tardo pomeriggio del 16.06.2020 nel Comune di Acqualagna (PU), all’interno di laboratorio tessile, venivano riscontrati ben 5 lavoratori di cui 2 non regolarizzati a norma di legge (necessario una nuova emissione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale), oltre che ancora una volta gravi carenze sotto il profilo della sicurezza, igiene e salute sui luoghi di lavoro con riferimento a quanto stabilito dal Testo Unico di cui al D.Lgs. n. 81/2008 (palese il disordine e degrado stante le trascurate condizioni; i vani si presentavano con numerose postazioni di lavoro posizionate senza alcun criterio logistico ed organizzativo con diverso materiale oggetto di lavorazione appoggiato a terra in grado di condizionare con ogni certezza un’eventuale evacuazione in caso di emergenza; utilizzate delle sedie/poltrone di sovente utilizzate per uso domestico e pertanto non ergonomiche ed adatte alle postazioni lavorative; l’ambiente lavorativo sporco, non sufficientemente/adeguatamente illuminato poiché si accertava anche la presenza di finestre tutte oscurate da un tendone di colore scuro o in alternativa da pannelli di legno). Pertanto, ricorrendone nuovamente le condizioni, anche questo laboratorio tessile veniva posto sotto sequestro ai sensi dell’art. 321 c.p.p… Anche gli alloggi ispezionati sono stati ritenuti poco consoni e carenti di mobilio (nelle camere solo reti e materassi) e con visibili infiltrazioni di acqua dall’esterno tali da provocare la presenza di umidità all’interno degli alloggi predetti. Le succitate irregolarità riscontrate, quelle connesse con la totale inosservanza delle modalità di attuazione delle procedure organizzative e gestionali oggetto del Protocollo Governo-parti sociali del 24 Aprile 2020 in materia di misure precauzionali anti contagio per Covid-19 (peraltro le indagini hanno altresì comprovato che l’azienda aveva continuato ad operare anche durante la fase del lockdown ), le condizioni lavorative ed alloggiative degradanti ed i turni interminabili di lavoro (dei 4 lavoratori intenti al lavoro), ed in ultimo recidiva del titolare di fatto (di etnia cinese e di circa 45 anni), sono risultate essere le condizioni del reato di sfruttamento, motivo per il quale l’amministratore occulto è stato arrestato e tradotto in Carcere a Villa Fastiggi a disposizione dell’A.G., che nella data di ieri dopo l’udienza di convalida dell’arresto, concordando con il quadro probatorio raccolto in sede di indagini espletate (cinque i casi di sfruttamento accertati), ha applicato la misura cautelare della detenzione in carcere.

Nel corso del servizio rilevate sanzioni amministrative per un totale di euro 10.000 connesse con l’impiego dei lavoratori “in nero” e mancata attuazione del contenuto del protocollo e/o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio (disposta ulteriormente la chiusura provvisoria dell’attività sottoposta a controllo, per giorni 5 in attesa dei provvedimenti della locale Prefettura di Pesaro) oltre alle ammende previste per le inosservanze di cui al T.U. 81/2008. Sono ad oggi ben 10 le persone arrestate (dalla data di entrata in vigore della riforma sul reato di “caporalato”) dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino. Nessun allarmismo sul fenomeno anche perché non esistono segnali gravi. Le operazioni, condotte dal comparto di specialità dell’arma con la valida collaborazione dell’arma territoriale, sono solo l’esito della raccolta e la successiva analisi di informazioni acquisite con l’opera di intelligence effettuata sul territorio, su un fenomeno, quello del caporalato, attualissimo in tutto il territorio nazionale, su cui non bisogna abbassare la guardia soprattutto in tale contesto storico.