‘Verso il mare aperto’ – seconda parte – di Monica Baldini

25

FANO – D’improvviso, mi è balenato Leopardi e il suo carezzevole venticello che tra le piante gli mormorò un senso di infinito. Se ne stava lì, seduto a mirare quando qualcosa lo scosse. Un segno, non il pensiero, ma un leggero fruscio, una brezza leggera e tutto cambiò. Gli sovvennero l’eternità, il presente e il suono di lei e il naufragare gli fu dolce in quel mare.

Leopardi, nostro caro poeta, cosa avresti recepito in questo mare di silenzio? In questo silenzio assordante, per te forse più consueto, ma per noi popolo di duecento anni dopo, molto meno, cosa avresti colto? Ho avvertito questa domanda che di certo non avrebbe potuto trovare risposta ma che già, nel suo insorgere mi ha destato e collegato ad un candido mondo che vive dietro le quinte. In teatro, sapete, il sipario nasconde e quando si apre, tutto compare, gli attori entrano in scena e la recita inizia. Ma dietro le quinte non ci è dato di vedere se non immaginare.

Così, con un ronzio di macchina, mi sono catapultata. Ho immaginato per pochissimi secondi quel colle, quel silenzio interrotto, quella pace che stavo ricevendo e solo percettibile oltre il velo, oltre il sipario quando viene a scostarsi. Paradossale come sia stata una macchina e non un vento, come oggi le nostre quotidianità siano innervate di suoni che si sovrastano e schiudono alla voce più vera dove si scoprono le grandi verità, dove si fanno le grandi scoperte.

Bhè, si dice che il mondo abbia fatto progressi. La mente ha bisogno invece di silenzio per ragionare, il cuore ha bisogno di silenzio per amare, per scoprire chi siamo e dove andiamo. Nel disordine ogni cosa si camuffa, regna il caos e poca luce illumina la strada e noi stessi. Così ho captato ancora di più. Non che non avessi intuito quanto il silenzio fosse indispensabile per nutrirci, un po’ come l’acqua che ci disseta e il cibo che mangiamo, ma farne esperienza è davvero qualcosa di straordinario perché dove ti conduce non sai.

L’importante è esserci. Starsene lì fermi, adagiati a ricevere. Le indicazioni sono di trovarsi un posto di quelli preferiti, staccare il filo con gli impegni e le cose da fare e dedicarsi ad una attività che amiamo. Darsi a ciò che amiamo, altra spunta verde. In questo momento, immaginate è come se ci trovassimo in esilio in casa, in esodo, quell’esodo dalla terra d’Egitto che condusse alla libertà il popolo d’Israele con la guida di Mosè. Il popolo di Dio raggiunse la libertà con la sua alleanza.

Anche noi, ora siamo nella prova, siamo saggiati più di quando dobbiamo fare quadrare i bilanci e arrivare al budget perché il bene in questione ha un valore immensamente più grande. La libertà del cuore, la vita vera. Ed il silenzio è fautore di scoperte, ponte verso ciò che si cela oltre il sipario, oltre l’appannaggio della verità. Dobbiamo avere grande speranza per superare la prova.

(SEGUE)