Le urla lo fecero scappare, ma si presentò alla finestra del bagno in altre occasioni, per almeno una decina di giorni, causando uno stato di ansia e paura per mamma e figlioletto. Da lì la denuncia e la condanna nei vari gradi fino alla pronuncia della Corte di Cassazione del settembre scorso: dichiarando inammissibile il ricorso presentato dai legali difensori, per l’uomo si sono aperte le porte del carcere di Montacuto, dove sconterà un anno di reclusione per il reato di atti persecutori.
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