“Sospensione ed eternità”, una riflessione di Monica Baldini

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FANO – Sospensione: la parola che usai, di getto per parlare di quello che intorno mi stava accadendo, dall’inizio dei primi decreti sull’emergenza. Questo avvertivo, questo mi piaceva per dichiarare con le parole il mio sentire. E ancora la accolgo, dopo alcune settimane. Sospeso tutto, noi e il mondo in un esilio forzato in casa. Siamo fuori dalle nostre quotidianità in una interruzione temporanea dove solo l’essenziale è consentito, pena multe e denunce, obblighi di autodichiarazione da portarsi, volanti e controlli costanti.

Non ci è consentito fare altro se non il necessario indispensabile, l’essenziale appunto. E nell’essenziale emerge ciò che conta, che ha un senso, quello che ha valore cioè un peso non negoziabile. Il di più, il superfluo non è legittimato, non serve, si arresta a maggior scopo. Dunque in questo rapporto con l’essenziale si viene a fare i conti con la vita, con la sua ossatura, con le sue dinamiche misteriose, con i suoi meccanismi velati, con le sue prove ed incertezze sempre più confermate dalle variabili che affiorano.

Le variabili sono i virus, le pestilenze, le schiavitù che nella storia si succedono mutando forma per le ere in cui si manifestano, sono i governi e i governatori, il patto di stabilità che si allenta o diminuisce, la tecnologia che avanza e diviene fortuna o minaccia, sono le forme amicali o nemiche con cui gli Stati si congiungono; le variabili sono tante, altre, innumerevoli, perverse e perfide, foriere di resilienza e mutamenti. L’essenziale è lì, c’è sempre stato e vuole essere notato, cerca di attirare l’attenzione su di sé ma alle volte il nostro tempo diventa appannaggio di un altro scorrere che lo mistifica. Viviamo spesso una vita che sovrascrive, incatenandoci, la verità e quest’epidemia non può che rilevarcelo.

Il fiore che sboccia a primavera, la tortora su cui ho scritto una poesia tanto mi ha toccato, che si libra in volo alzandosi affianco al mio passare non curante, il sole che non smette di sorgere a oriente e illuminare la terra, il mare che si gonfia per il vento, la notte che cala, il tramonto che si sfuma roseo, l’amore negli occhi di tua madre, di tuo padre, di tua sorella, l’affetto e quel calore che dentro divampa senza progetto o pensiero. Questi sono i segni, tutto ciò che sfugge al nostro architettare, al nostro dare etichette/incastonare e progettare, questo è l’essenziale che se non si scorge con gli occhi si vede con il cuore.

I segni ce lo dicono ciò che conta davvero, e ora abbiamo occasione di meglio comprenderlo, poiché immersi nel silenzio dello stare in una sorta di bolla, distaccati dalla frenesia. Così una semplice visione o profumo, un suono o un gesto potrebbero destarci improvviso stupore, gioia, inaspettata beatitudine e farci scivolare in un presente che non vuole progettare il domani ma rinvenirsi vivente con un sogno d’eternità. Scava e scaverà questa sospensione con i suoi segni, creerà una intima lotta che ci rinnoverà e inevitabile come in una nascita o rinascita, il parto, porterà dolore. Ma sarà guardare alla vita con altri occhi e opportunità.