Ancona

“Il sogno di un folle. Francesco, voci sospese” domani a Jesi

 

Nell’antica Chiesa di San Nicolò a Jesi lo spettacolo con l’Orchestra da Camera Pergolesi: un incontro tra teatro, musica e spiritualità

JESI (AN) – Otto secoli dopo la morte di Francesco d’Assisi, le Marche scelgono di celebrare questo anniversario spogliando il Santo dell’iconografia classica, devozionale e ingessata a cui siamo abituati. L’obiettivo è ambizioso: restituirci l’uomo nella sua complessa, inedita e affascinante umanità, portando in scena quel Francesco meno noto che la storia ha spesso nascosto dietro i “santini” della tradizione.

L’appuntamento con la prima assoluta di “Il sogno di un folle. Francesco, voci sospese” è fissato per il 22 giugno alle ore 21:00, in una cornice che sembra scritta dal destino: l’antica Chiesa di San Nicolò a Jesi, uno spazio sacro dove il respiro del Medioevo è ancora tangibile. Prodotto dall’Organizzazione Eur di Pesaro, lo spettacolo ha già catturato l’attenzione delle istituzioni: l’evento vanta infatti i prestigiosi patrocini del Ministero della Cultura, della Regione Marche e del Comune di Jesi, confermandosi come uno dei tasselli più significativi e attesi del programma celebrativo regionale.

I testi e la narrazione sono firmati da Diego Mecenero, mentre le musiche originali, composte appositamente per lo spettacolo da Stefano Campolucci, saranno eseguite dall’Orchestra da Camera Pergolesi.
 

Un’operazione coraggiosa: il ritorno alle fonti arcaiche Dietro il forte sostegno istituzionale si prende vita un’operazione artistica ambiziosa e controtendenza. La direzione artistica e musicale di Stefano Campolucci, unita ai testi e alla voce di Diego Mecenero, compie un vero e proprio strappo rispetto all’agiografia tradizionale. Nessuna narrazione convenzionale.

Lo spettacolo scava nelle fonti più antiche, aspre e viscerali — i testi di Tommaso da Celano, il Testamento, i Fioretti nella loro veste più arcaica — per far riemergere un Francesco “giullare di Dio”. Un uomo che intendeva la fede come gioia condivisa e leggerezza, capace di toccare le profondità dell’anima senza mai tradire quella straordinaria freschezza che per l’epoca fu una vera rivoluzione.

Il ritratto che ne emerge è un mosaico spiazzante: un uomo poliedrico, raccontato (e spesso frainteso) dagli occhi di chi gli camminava accanto. Sul palco si alterneranno le voci di un brigante, del Sultano, di Tommaso da Celano e persino del padre di Santa Chiara. Ognuno con la sua verità, a volte spiazzante, a volte sorprendentemente comica, per restituire la complessità di un uomo che resta, fino all’ultimo, molto più sfuggente di quanto la leggenda voglia farci credere.

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Redazione Marchenews24

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