Dalle indagine è emerso che i pusher tunisini facevano proseliti tra giovani tossicodipendenti italiani, inducendoli a condotte di spaccio dietro la promessa di consegna dello stupefacente a loro necessario: l’alta assuefazione e dipendenza alla droga ‘forzava’ le giovani vittime a ripetute e continue cessioni di dosi ad altri tossicodipendenti.
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