Sotto la bellissima fontana di Trevi, cuore di Roma, si nasconde la città dell’acqua ma in pochi conoscono questo posto.
A Roma nulla è davvero come sembra. Anche i luoghi più iconici, quelli che milioni di turisti fotografano ogni anno, custodiscono storie che affiorano solo a chi sa guardare oltre la superficie.

È il caso della Fontana di Trevi, simbolo eterno della città, sotto la quale si nasconde un tesoro archeologico sorprendente: il Vicus Caprarius, conosciuto anche come La Città dell’Acqua. Un luogo dove il fragore delle monete lanciate nella fontana lascia spazio al silenzio millenario delle antiche strutture romane.
Un viaggio nel sottosuolo: cosa si cela sotto Trevi
A pochi metri sotto la piazza più famosa del cinema italiano si estende un complesso archeologico che racconta una Roma diversa, più intima e quotidiana. Il Vicus Caprarius è un insieme di ambienti, vasche e corridoi risalenti al I secolo d.C., scoperti casualmente durante i lavori di ristrutturazione di un palazzo negli anni ’90. Da allora, gli archeologi hanno riportato alla luce una parte della città antica rimasta nascosta per quasi duemila anni.
Il nome Città dell’Acqua non è casuale: il sito è strettamente legato all’Acquedotto Vergine, l’unico tra gli acquedotti romani ancora in funzione, che alimenta proprio la Fontana di Trevi. Camminare tra le sue mura significa osservare da vicino il percorso dell’acqua che, da secoli, scorre silenziosa sotto il cuore di Roma. Gli scavi hanno rivelato che l’area ospitava originariamente una domus di epoca imperiale, probabilmente appartenuta a una famiglia benestante.
Nel corso dei secoli, l’edificio venne trasformato in un vero e proprio castellum aquae, una struttura destinata alla distribuzione dell’acqua proveniente dall’acquedotto. Le vasche, ancora oggi perfettamente visibili, servivano a regolare la pressione e a convogliare l’acqua verso le fontane e le abitazioni della zona. Un ingegnoso sistema idraulico che testimonia l’avanzata conoscenza tecnica dei Romani e che continua a stupire gli studiosi.

Il Vicus Caprarius non è solo architettura: è anche un archivio di oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica Roma. Durante gli scavi sono stati ritrovati:
- monete di diverse epoche, alcune risalenti all’imperatore Nerone;
- anfore e ceramiche utilizzate per conservare acqua, vino e olio;
- frammenti di intonaci colorati che decoravano le pareti della domus;
- lucerne che illuminavano gli ambienti sotterranei.
Ogni reperto contribuisce a ricostruire la storia di un quartiere che, già duemila anni fa, era densamente abitato e attraversato da un flusso continuo di persone, merci e acqua. Visitare il Vicus Caprarius significa scendere letteralmente sotto la superficie della città e scoprire un mondo parallelo. Le luci soffuse, il rumore dell’acqua che ancora scorre nelle canalizzazioni e le mura in opus latericium creano un’atmosfera sospesa nel tempo. È un luogo che affascina gli appassionati di archeologia, ma anche chi desidera vivere un’esperienza diversa dal solito itinerario turistico.
A pochi passi dalla folla che si accalca davanti alla Fontana di Trevi, il silenzio del sottosuolo racconta una Roma più autentica, fatta di ingegno, vita quotidiana e continuità storica. Il Vicus Caprarius è uno dei tanti segreti che Roma custodisce gelosamente. Un sito che dimostra come la città eterna sia costruita su strati di storia che convivono, si sovrappongono e dialogano tra loro. Sotto la Fontana di Trevi, simbolo di bellezza e romanticismo, scorre ancora l’acqua che alimentava la Roma imperiale.




