Immersa nel verde del proprio parco, la villa conserva intatto, ancora oggi, l’aspetto originario caratterizzato da una compatta struttura in bugnato e mattoncini che si inserisce a pieno nel solco della tradizione architettonica settempedana dell’Ottocento. Per il recupero dell’edificio l’Ufficio speciale della Ricostruzione aveva riconosciuto ai proprietari un contributo di 250mila euro.
La villa, una delle ville extraurbane presenti nel territorio comunale, pur non presentando una partitura di ordini architettonici secondo le rigide regole della manualistica classica, rientra comunque perfettamente nei canoni del Neoclassicismo non solamente per l’epoca della sua realizzazione quanto, e soprattutto, per la straordinaria purezza della sua stereometria che la rende assimilabile ad un perfetto parallelepipedo diviso orizzontalmente in tre parti, corrispondenti ai diversi livelli, da fasce marcapiano. Il pianoterra, ma solo in facciata, è ritmato da archi appena bugnati mentre più risentite bugne chiudono e delimitano agli spigoli l’intero volume.
Posto in fondo al viale di accesso e circondato da una corona di pini secolari, il fabbricato si distingue per la facciata in mattoni a faccia vista. L’edificio si conclude in alto con un semplice cornicione di gronda, realizzato con elementi in cotto.
Le indovinate proporzioni, la sicurezza con la quale sono state scelte le altezze dei piani e con la quale sono state distribuite le singole aperture, lasciano supporre la mano di una forte personalità. Considerando il forte legame di stima ed amicizia tra il marchese Niccola Luzi e l’architetto Ireneo Aleandri, non si può escludere completamente l’attribuzione dell’opera allo stesso.
Nella foto: villa Luzi Tinti
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