Ritmo domenicale di Monica Baldini

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In questi giorni, solo due in realtà da domenica data di acquisto a martedì sera-ieri sera a mezzanotte, ho letto un piccolo libro di quelli tascabili su New York., è un saggio sulla New York degli anni 50 ora riproposto da Garzanti perché anche se si potrebbe dire che il titolo corretto sarebbe stato, “Questa era New York”, l’autore dice che ogni cambiamento essendo troppo veloce per carpirlo, spetti al lettore e non allo scrittore.
Una New York che propina febbre sorda e muta per la convivenza con i giganti, che vive di isolati autonomi molto coesi e uniti, che dona anche il dono della solitudine e della privacy, che protegge dalla diffusione impulsiva di quanto accada a Central Park in contemporanea al Bronx.
Una New York di tre abitanti; i pendolari, i nativi, gli immigrati.
Una New York di attori, artisti aspiranti, di poeti e cantanti.
Una New York in cui ho colto viva una anima che difende la vita, vuole preservare la convivenza con la tolleranza e la spinta a mantenersi in equilibrio per ergersi in altezza a rigare il Cielo, a sfiorarlo nell’assumere vesti di capitale non solo nazionale.
Una New York bella!
Una New York che mi ha assalito di febbre nel leggerla proprio come quei misteriosi volti in cerca di fortuna e di realizzazione.

Così ero a Riccione, le nubi si addensavano minacciose e la presentazione su via Milano era stata raccolta, aveva portato bei voli per l’aere, la mente, toccando i Vangeli, la danza ed il ritmo che ci pervade, pervade le colline, il mare, il creato e noi che su questa terra ci spostiamo, ci muoviamo, camminiamo, andiamo, balliamo, componiamo come il libro dice, “Noi siamo quelli della danza, non ditelo in giro: ci stiamo/preparando al volo” da “Noi, il ritmo – Taccuino di un poeta per la danza ( e per una danzatrice)”di Davide Rondoni.
Così dal giardinetto in fiera con artigianato, cibo, eventi, teatro, arte, Riccione Teatro, TVV Festival, ci siamo orientati verso il centro e poi di nuovo con in mano libri, presi da in mezzo ad abiti di tendenza e occhiali stravaganti.
Degli altri poi ne dirò ma quel che intanto vorrei lasciare impresso come un piccolo sprazzo d’inchiostro, è quel senso di sperduto amore che vaga per la vita e rinviene in un pomeriggio domenicale nel ritmo di versi, in un puzzle che si compone.
Incontri, visi noti e nuovi, letture che si miscelano e nutrono, titoli che attirano, una coltre che induce al maggior raccoglimento autunnale e anche a volare tra le pagine e con la mente fino New York. L’autunno così ibrido, così stimolante nel mutamento evidente, nella sua calma silenziosa e anche nel suo ondeggiare di foglie che vibrano libere come note di uno spartito.
Non sai dove ti porta il cuore da un indizio, da un appuntamento ma sempre lo senti battere e risuonare se percorri strade a te congeniali; lì passo dopo passo si svela la febbre che ti travolge come in un walzer. In fondo credo anch’io che “Noi siamo quelli della danza”, quelli che incubano un senso di fluire trascendente che li porta ad andare come corsi d’acqua, a cercare la corrente favorevole, a danzare al ritmo dell’eterno.

Monica Baldini