Quelle pagliuzze di grano che svolazzano… di Monica Baldini

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FANO – Di quelle balle di paglia appoggiate sui campi mietuti che danno movimento a distese gialle svestite dei loro ciuffi ricchi e preziosi.
Di quei covoni impressi nel tondo, di quei trattori e odori di erba falciata, tagliata e raccolta, di quelle pagliuzze dorate che ti svolazzano al mattino mentre vai al lavoro e t’accarezzano il vetro e quasi le senti sul viso mentre il camion le porta chissà dove.
Le insegui e le vedi brillare, le riempi di senso, di storia, di fatica e umanità che si protrae nell’agricoltura oggi rinnovata ma pur sempre allineata ai sapori e agli umori della terra.
E’ il tempo di mietitura e trebbiatura, di vedere i frutti rigogliosi che ci arrivano in dono sostenuti da mani che si uniscono nella condivisione di giornate sotto il sole e accenti, fonemi particolari, topici, sillabe che si inseriscono in un tracciato che è quello a contatto con la spiga e i suoi chicchi.
Matura un dolce sentire nel vedere scene tratte da attimi di passaggio, curiosità di fermare lo sguardo e portarselo come un cimelio prezioso, dipingere al mare poco più in là, la campagna, i suoi colori, modi, stati e vicissitudini.
E poi come era la mietitura e la trebbiatura anche non molti decenni fa?
Gomitoli di persone, donne e uomini che insieme davano le braccia e bruciavano ore e ore a predisporre i vari passaggi per ottenere sacchi pieni.
La gioia e la soddisfazione mista  all’affaticamento. Ed oggi a quella convivialità si è sostituita la tecnologia che velocizza, calcola la resa dei terreni ancor prima di raccogliere, i computer sui trattori e la possibilità di rendere meno pesante il lavoro.


L’uomo si approccia ai campi diversamente con modalità nuove e progettazioni che vedono la collaborazione di altri uomini ma in forme diverse, non più tante braccia ma menti che studiano, brevettano, creano, e braccia che operano tutti comunque concorrenti al medesimo fine.
Ciò che esalta con prospettive diverse e facilitate è così perennemente l’importanza e la ricchezza fonte di bene del creato e il suo rispetto, la sua cura e bellezza.
Ieri come oggi, quei campi non possono che riempire gli occhi, i cuori e le bocche, non possono che essere forieri di giovamento, di sostentamento, di produzione che si moltiplica per buon operato e condotta. Siano giardini di meraviglie, di fiori e frutti, di sapori, profumi, odori, di aromi misteriosi.
Viviamo con la natura, essa ci cinge, ci ossigena, ci rinfresca, ci incornicia il nostro lambire spazi e tempi, ci fonde con il flusso dell’esistenza e di sapienza che s’abbevera alla Fonte suprema da cui ogni creatura discende.
Godiamone e coltiviamola con ampio amore.