Una semplice osservazione che contiene verità profonde, infallibili che ci provengono dalla Natura, dalla ciclicità innata da cui possiamo solo apprendere.
Un fiore che sboccia a primavera timido e colorato dopo il gelo abbracciato al ramo dell’albero, il frutto e il nespolo che nascono, i fichi maturi a settembre e l’uva pronta da vendemmiare, i melograni, i girasoli che si aprono e si chiudono come orologi svizzeri.
Tutto è avvolto da una invisibile forza, da un disegno che non si scolora, da una suprema legge da osservare.
Questa è la vita e la sua magia, la sua essenza, la sua imperturbabile caratteristica che ha da riversare saggezza e sapienza ma che purtroppo sempre più invece ha da difendersi dal nemico che avanza integerrimo del progresso.
Tra i silenzi delle albe e dei tramonti, tra “il brusio di incontri” tra la vita attuale fiorentina e il passato in Molise a Macchiagodena della poetessa, c’è sempre un albero che ricorda ogni casa abitata, una radice che non si spezza, una fessura che parla di una felicità effimera, di un miglioramento mai totale e così di una consapevolezza da limare ed acquisire nel farsi coraggio andando avanti sempre guardando le bellezze, le prodezze delle stagioni.
Monica Baldini
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