Sono circa 100 i figuranti che, in abiti appositamente realizzati, diventano protagonisti della vita che c’era al tempo di Gesù. Quale è il senso di questa rappresentazione? È naturalmente la rievocazione della nascita di Cristo in una remota provincia dell’impero romano tra i pastori, i poveri e gli umili. Nel far questo gli autori dei presepi passati e i giovani che si sono aggiunti hanno voluto ambientare la rievocazione nella nostra provincia, anch’essa una remota provincia del mondo, e rievocare la storia dei nostri costumi, delle nostre tradizioni e dei nostri mestieri, indicando così il senso autentico del Natale.
“Così – si legge in una nota – abbiamo potuto vedere cose che solo i più vecchi di noi potevano ricordare, come il macinare il grano con la pietra, il fare e cuocere il pane in casa, il filare la lana, il tessere, poi il mestiere del taglialegna, del calzolaio, dell’arrotino, di chi lavora e scolpisce la pietra; tutto passato da tempo, e tutto ancora vivente nel lavoro di coloro che non solo volevano stupirci con il loro impegno e lavoro nel ricostruire una cascata e la ruota di un vecchio mulino, con lago, papere che nuotano, e pescatori che pescano, ma interpretare e vivere in tal modo il luogo e il senso della nascita di Cristo”.
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