Nota di lettura della poetessa Miriam Bruni a “La poesia della vita”

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Il libro che proclama lo stupore: questo il sottotitolo del nuovo libro di Monica Baldini – pubblicato l’anno scorso dalla Tau Editrice e contenente testi risalenti ai mesi immediatamente precedenti.

Un libro armonico, personale e sincero, composto da prose e da poesie, e adornato da un filo biblico che ne fa risplendere ancora di più lo spirito francescano. Composto in tempi di covid e lockdown, vi troverete un pensiero chiaro e forte di quanto non sia: immediato ma meraviglioso come ci si possa amplificare se si fa attenzione. Camminiamo, impariamo, assorbiamo. Siamo pezzi di cielo sulla terra per tornare al cielo.

Un libro dedicato “a quanti hanno occhi e cuore per la poesia della vita”, intessuto di pensieri e sensazioni animati da un anelito di crescita, ma di crescita evangelica, quella cioè di tornare ad essere come bambini – vivendo con quello spirito che ride, gioca e fa esperienza del mondo continuamente, senza mai sentirsi arrivati. (p.12)
Sì, perché loro racchiudono un effluvio che sembra non sia terreno, uno sguardo acceso e una parola senza malizia, scrive Monica a pagina 40, senza mai nascondere il suo credo, anzi ribadendo in più punti la convinzione che abbiamo ricevuto alla nascita un’impronta divina da custodire per farla sfavillare sempre più (p.41)

Sensibile alla chiamata di destarsi nell’impegno della vita, la Baldini descrive poeticamente ciò che il paesaggio, il clima, i ricordi familiari le danno da pensare…E lo fa in modo discorsivo e comprensibile, piano, come quella spiaggia lungo cui cammina spesso (vivendo a Fano) e su cui si ferma per contemplare il mare, i gabbiani, le barche…
Il paesaggio (anche urbano) e la natura sono fonti primarie di riflessione, scrigni di metafore cui Monica attinge a piene mani per parlarci soprattutto del “ritorno a casa”, senza dubbio non in prospettiva semplicemente biografica e terrena. Le cose le guarda cercando di interpretarne i segni, i segnali da seguire durante la camminata della vita. Il faro, dunque, la nebbia, i campanili, gli alberi…: tutto assume anche una carica metaforica, che a lettura conclusa raggiunge una notevole chiarezza. Monica vuole farsi grembo d’amore, custode di speranza, quella “cioè che qualcosa di bello accada, proprio come avviene in natura dove tutto spontaneamente fiorisce.”

Testimone umile della vastità e bellezza del creato, ella stessa – come abbiamo detto – creatura bisognosa di amore da ricevere e donare, l’autrice si fa essa stessa uccellino cui dare attenzione, uccellino però ben consapevole ormai che è “da adulti non ingenui lasciarsi attraversare come canali aperti dalle armonie. Porsi in empatia con il creato e permettere che c’accarezzi delicatamente.” (p.52)

Non ignorarti
no non quando l’amore
sussurra che esisti
al di là. Oltre la mente.
Nella poesia
della vita.