L’attività investigativa è scaturita da una vigilanza volta alla tutela paesaggistica, urbanistico-edilizia e ambientale, attenzionando in particolare le opere connesse con la fase di ricostruzione post sima.
Nello specifico, una ditta appaltatrice di lavori per la ricostruzione predispose, nei primi giorni di maggio del 2025, la demolizione di una delle due palazzine attigue, destinate ad uso abitativo, danneggiate dal sisma del 2016, nel comune di Matelica.
hanno indirizzato i militari ad approfondire le indagini nel cantiere dei lavori, portando al rinvenimento di alcuni elementi edilizi, contenenti amianto ed ancora presenti nel fabbricato, che da lì a poco sarebbe stato sottoposto a demolizione e la cui frantumazione, dovuta all’impatto con le macchine operatrici, avrebbe causato il rilascio nell’aria di fibre dannose per la salute degli operai e per quella dei residenti della zona, inconsapevoli di tale pericolo.
erano già stati staccati dalla loro sede originaria da una ditta non meglio precisata, che li aveva accumulati nel sottoscala dell’adiacente fabbricato, esponendoli all’aria, alle intemperie e all’accesso degli operai del cantiere, creando rischio di contaminazione.
La demolizione di un fabbricato con amianto richiede la bonifica preventiva obbligatoria di tutto l’amianto prima dell’inizio della demolizione ed è regolata dal Testo Unico sulla Sicurezza, di cui al D. Lgs. n.81/2008 e dal Testo Unico Ambientale, il D. Lgs. n.152/2006.
Al riguardo, i Forestali intervenuti hanno accertato che la rimozione non era stata eseguita secondo la normativa vigente, in quanto la stessa deve essere eseguita solo da ditte specializzate ed iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e i relativi lavoratori devono possedere attestati di formazione specifici per operare in sicurezza.
prima di iniziare i lavori, il datore di lavoro, infatti, avrebbe dovuto redigere un piano di Lavoro (ex art. 256 del D. Lgs. n.81/08) e inviarlo all’AST competente per territorio.
Le caratteristiche dei frammenti di tali materiali, misti ad altri rifiuti da demolizione, presenti ancora nei vani dell’edificio, hanno portato i Carabinieri Forestali a riconoscere distintamente gli elementi originari, asportati da tale fabbricato, considerati come rifiuti speciali pericolosi, depositati senza cautele nell’altra palazzina; tutto ciò è stato confermato da riscontri analitici effettuati dall’ARPAM.
Inoltre, la presenza di cisterne costruite in cemento e fibre di amianto, installate sul solaio del sotto tetto della palazzina e porzioni di canna fumaria abbandonate a terra e ancora incorporate nei tramezzi dei muri, hanno convinto i Carabinieri Forestali ad agire nel più breve tempo possibile, procedendo al sequestro dei due fabbricati: l’uno perché, in caso di demolizione avrebbe rappresentato, nell’immediato, un pericolo per la salute, l’altro perché ospitava uno deposito incontrollato di rifiuti da demolizione, per l’appunto, contenenti amianto.
Informata la competente A.G., su disposizione del GIP, i militari procedevano al sequestro preventivo del cantiere, al fine di scongiurare l’aggravarsi o il protrarsi delle circostanze che potessero causare contatti con il materiale rinvenuto, proseguendo le indagini per stabilire le responsabilità del fatto,
All’esito della regolarizzazione delle attività, con successiva esposizione del cartello dei lavori e della presentazione di un piano dei lavori, da parte una ditta specializzata, necessari per la regolarizzazione delle procedure di trattamento dei rifiuti contenenti amianto, i cantieri sono stati dissequestrati, i materiali pericolosi sono stati messi in sicurezza ed allontanati, dando il regolare riavvio ai lavori di demolizione e ricostruzione.
A carico dei soggetti coinvolti restano i capi di imputazione a loro contestati dalla A.G..
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