Matelica, “Non a voce sola”: domani l’ultimo appuntamento

Il Teatro Piermarini ospita la tappa conclusiva della fortunata rassegna dedicata al femminile con Lidia Ravera  e Cristina Battocletti

MATELICA (MC) – Venerdì 28 settembre alle ore 21.15 il Teatro Piermarini di Matelica ospiterà l’appuntamento conclusivo di “Non a voce sola”, rassegna itinerante di filosofia, poesia, narrativa, musica ed arti dedicata al mondo femminile.

L’iniziativa, che vede la direzione artistica di Oriana Salvucci, è promossa dalla Regione Marche, con il patrocinio del Comune di Matelica, della Commissione Pari Opportunità della Regione, dell’Università di Macerata e dell’Università Politecnica delle Marche.

Protagoniste di questo nuovo appuntamento con i dialoghi al femminile, due narratrici di eccezionale bravura che racconteranno, attraverso due personaggi dei loro libri, la loro idea di gerarchie simboliche e potere femminile: Lidia Ravera con la Costanza del suo Il terzo tempo e Cristina Battocletti con il suo Bobi de’ Bobi Bazlen, l’ombra di Trieste.

Siamo lieti ed onorati di ospitare per il quarto anno una tappa del Festival – dichiara Cinzia Pennesi, assessora alla cultura del Comune di Matelica – una manifestazione che ha un ruolo rilevante nel grande lavoro che ancora ci troviamo a svolgere per valorizzare il talento femminile. Un compito importante, per dare voce alle donne attraverso la loro produzione culturale ed artistica, troppo a lungo ignorata”.

La direttrice artistica Oriana Salvucci così introduce le sue due ospiti: “Siamo all’ultimo appuntamento di Non a Voce Sola, una rassegna che ha il sapore della peregrinatio in terra marchigiana, un viaggio all’insegna dell’ordine simbolico e della necessità di una narrazione che parta dallo sguardo femminile. Le due ospiti sono, quindi, il frutto di una scelta consapevole e due delle figure più autorevoli del panorama nazionale. Cristina Battocletti, giornalista e scrittrice, e l’immensa Lidia Ravera, una maestra per tutte noi. Il suo ultimo libro ha l’incanto della novità. Un libro non sulla vecchiaia, ma sulla forza, sul desiderio di felicità, sulla capacità di cambiare e volere per sé un destino diverso. Quale conclusione migliore?”.

Ulteriori informazioni sulle protagoniste

Lidia Ravera nasce a Torino nel 1951 e, dopo gli studi al liceo classico, comincia subito una fitta carriera di scrittrice e sceneggiatrice Rai. Il primo grande successo editoriale arriva nel 1976 con il romanzo Porci con le ali, di cui è coautrice insieme a Lombardi Radice, incentrato sulle idee di liberazione dalle gerarchie e dai tabù sessuali vissute da due adolescenti nel ‘68. Seguono grandi romanzi che raccontano la crescita, la libertà e il malessere vissuto dai figli proprio di quella rivoluzione culturale di Porci con le Ali, come Ammazzare il tempo, Bambino mio, Voi grandi, Due volte vent’anni, Né giovani, né vecchi, La festa è finita, Il freddo dentro e Piangi pure, vincitore assoluto del premio letterario Pisa nel 2013.

Nel 2013 la Ravera incomincia anche un grande progetto politico con Nicola Zingaretti per la Regione Lazio, di cui diventa Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili, e grazie al quale si impegna per cambiare le prospettive della giovane generazione senza patria dei nostri anni.

Nonostante l’impegno politico assorba molto del suo tempo, la Ravera però non ha mai abbandonato la riflessione sui frutti e le conseguenze sociologiche dei ruggenti anni ‘70 e ‘80 sul presente e il futuro, e ha continuato a svilupparla nel romanzo Gli scaduti del 2015 e nel suo ultimo lavoro, Terzo tempo, che presenta a Non a Voce Sola e che racconta la vecchiaia di Costanza, donna della generazione sessantottina, che si trova alla soglia dei sessanta a fare i conti con le gerarchie e i simboli del potere che ha distrutto, quelli nuovi del denaro, dell’eterna giovinezza e dell’efficienza che ha lasciato suo malgrado affermarsi nella sua quotidianità, e la necessità di un nuovo totale cambio di prospettive, per aiutare sé stessa e la nuova generazione, con cui si trova accidentalmente a fare i conti, a guardarsi dentro e a dare il meglio di sé.

La seconda ospite è Cristina Battocletti, nata ad Udine e cresciuta a Cividale del Friuli, che ha dedicato la sua giovinezza e la sua tenacia alla scrittura e alla narrazione dell’altro e dell’altrove, che per lei vogliono dire i Balcani, del cui cinema e della cui letteratura è appassionatissima. E’ autrice delle pagine di Cultura, Spettacoli e Cinema della Domenica del Sole 24 Ore, e romanziera di successo, con all’attivo libri come Figlio di Nessuno, con cui ha vinto il Premio Manzoni nel 2012, La Mantella del Diavolo, e Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste.
Quest’ultimo è proprio il romanzo biografico tramite cui vuole raccontare la sua visione di ordine simbolico; Bobi, il famoso critico letterario e fondatore di Adelphi, è un uomo che non si lascia facilmente ingabbiare in definizioni, animo libero e curioso, ha sempre rifiutato gerarchie politico-sociali e codici di comportamento e vestiario, sempre alla ricerca dell’essenza della libertà (direbbe Luisa Muraro, in fondo alla ricerca dell’amore per la madre), del suono giusto di un romanzo e della comprensione dell’animo dei propri tempi. Amato e stimato da Montale e Saba, odiato e insultato da Moravia e Pasolini, non ha mai nascosto la propria personalità, la propria cultura e la propria libertà, insegnando al mondo che l’ordine simbolico del padre può essere anche il resto di niente, se si sa accettare la semplice connessione tra il nostro mondo reale e il suo senso pieno del viverci dentro.