Macerata, One day in London: inaugurata la mostra fotografica di Nino Migliori

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MACERATA – Partecipato vernissage per One day in London, la mostra fotografica di Nino Migliori aperta giovedì 6 febbraio 2020 a palazzo Buonaccorsi di Macerata. Alla presenza dell’artista bolognese, il taglio del nastro ha visto la partecipazione di un folto pubblico soprattutto giovani, delle autorità e dei rappresentanti degli enti promotori, il Comune di Macerata con l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde, l’Accademia di Belle Arti con la direttrice, Rossella Ghezzi e i professori Emanuele Bajo e Matteo Catani che hanno curato il progetto, il Dipartimento Dipendenze Patologiche AV3 ASUR Marche con la psicologa Giulia Ruggiero e il coordinatore dei progetti dipendenze Paolo Nanni.
“Londra è lo specchio di quello che Nino è: un concentrato di contraddizioni ed estremità. Lui la ama proprio per questo” ha raccontato la signora Migliori, che sempre lo accompagna nei suoi viaggi londinesi, la quale ha svelando le situazioni in cui sono state scattate le foto esposte: 27 tutte inedite e stampate in grandi dimensioni.
Le tre sezioni della mostra accompagnano il visitatore attraverso un viaggio che va dallo sguardo insolito sui colori sgargianti del Camdon Market, ai tavoli in rame rotondi di un pub segnati dal passaggio degli avventori che Migliori ha colto nei suoi scatti con uno sguardo che va oltre la realtà trasformandoli in straordinari corpi celesti. E ancora, attraverso una visione di nuovo insolita e aggiuntiva che si gode osservando le ombre dai vetri smerigliati di un museo attraverso cui appaiono all’occhio del fotografo forme e figure cangianti create dal movimento delle foglie morte spostate dal vento. Immagini belle, straordinarie foto di foglie mosse dal vento che attraverso le finestre formano quadri in continuo mutamento che “documentano la bellezza della morte”, come ha spiegato Nino Migliori raccontando la sua visione della fotografia come forma di scrittura e come egli cerchi di imprimere nei suoi scatti l’emozione che sente nel vedere un particolare, un’immagine, un momento che egli continua a fotografare finché non la vede finalmente riprodotta.
All’interno della mostra One day in London si inserisce un laboratorio che coinvolgerà gli studenti delle scuole medie superiori, dell’Accademia e dell’Università di Macerata. Si terà giovedì 13 febbraio 2020 alle ore 15 a palazzo Buonaccorsi. E’ “One day in Macerata” in cui i ragazzi potranno fotografare con il proprio smartphone qualcosa che sia in grado di raccontare se stessi e gli altri, il territorio che viviamo, insomma per fare delle foto uno strumento di conoscenza, per porre domande, indagare la realtà, come sostiene Migliori. I ragazzi partecipanti avranno solo poche ore, in cui autonomamente si muoveranno in cerca dello scatto giusto, fino all’orario di ritrovo fissato per le 19. Una commissione selezionerà gli scatti che saranno poi esposti all’interno della mostra di Nino Migliori in una forma di dialogo tra le visioni di One day in London e di One day in Macerata.
La mostra, curata dall’editore Roberto Maggiori, rientra nel festival In-dipendenze, giunto alla quarta edizione e finalizzato a contrastare isolamento, superficialità, individualismo a favore di relazione, partecipazione e responsabilità. E’ la sfida lanciata per sconfiggere le dipendenze, un messaggio di cui Nino Migliori diviene portatore con i suoi scatti che nascono da una visione indipendente e fuori dai canoni.
La mostra e il festival sono frutto del lavoro di una rete e di un sodalizio speciale in questo ambito, come hanno sottolineato l’assessore Stefania Monteverde e dalla direttrice dell’Accademia Rosella Ghezzi, che vede in prima linea Comune, Macerata Musei, Accademia di Belle Arti di Macerata, Dipartimento Dipendenze Patologiche Area Vasta 3 ASUR Marche per realizzare momenti di riflessione a beneficio della cittadinanza e in particolar modo per lanciare un messaggio ai più giovani.
Per i rappresentanti del Dipartimento Dipendenze, Paolo Nanni e Giulia Ruggiero, attraverso i temi sociali e i linguaggi dell’arte si creano nuovi percorsi di senso, si promuove l’espressività giovanile, lanciando la sfida culturale della lotta alle dipendenze, purtroppo sempre più connaturate al nostro sistema sociale frammentato e individualista, sempre più afflitto da derive di isolamento e disagi psicologici. La mostra di Nino Migliori resterà aperta fino al 6 marzo.

NINO MIGLIORI

Nino Migliori, bolognese di origine, classe 1926, inizia la propria carriera nell’ambito della fotografia, poco più che ventenne, abbracciando sin dagli esordi, e nell’immediato dopoguerra, un linguaggio propriamente formalista e neorealista.
A cavallo degli anni Cinquanta risalgono le note serie Gente del sud, Gente dell’Emilia e Gente del Delta che, insieme a Muri, ovvero immagini di manifesti strappati, raccontano la realtà dell’epoca ma anche i nuovi venti della ricerca pittorica contemporanea.
Amico degli artisti Tancredi ed Emilio Vedova, Vasco Bendini, Vittorio Mascalchi, Luciano Leonardi e molti altri ancora, Nino Migliori frequenta tanto la propria città quanto l’ambiente culturale veneziano, per dedicarsi attivamente, in seguito e nel corso degli anni settanta alla crescita del CSAC di Parma che, nel 1977, gli dedica la grande antologica, curata da Arturo Carlo Quintavalle. A Parma, città nella quale dal 1978 è docente di Storia della Fotografia al Corso di Perfezionamento di Storia dell’Arte dell’Università sono, infatti, conservate molte delle sue opere, da egli stesso donate e che, a oggi, rappresentano un nucleo importante per lo studio del suo lavoro, ammontando a più di 800 scatti realizzati con varie tecniche varie e oltre 500 chimografie su carta.
Al 1978 risale anche la sua entrata a L’Opera dei Celebranti ideata dal critico Franco Solmi, mentre nel 1982 l’artista crea Abrecal) – Gruppo Ricerca Percezione Globale (1982-1991) con l’intento di ricollegarsi alla poetica futurista, così come esplicitato nel nome del gruppo, inverso di Lacerba. Nel 2016 è istituita la Fondazione Nino Migliori.