Oggi e domani 11 ottobre 2026 visite a contributo libero in 700 luoghi straordinari in 350 città d’Italia, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti. Nelle Marche 43 aperture in tutte le Province
MARCHE – Più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15esima edizione delle Giornate FAI d’Autunno, il grande evento di piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 in 350 città d’Italia.
L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI presenti in tutte le regioni con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l’immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d’arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono.
Dagli edifici monumentali ai teatri, dalle chiese ai luoghi dell’educazione, dalle aree naturalistiche ai castelli, passando per collezioni d’arte, esempi di architettura contemporanea e siti insoliti e curiosi, la varietà delle aperture proposte sarà come sempre ampia e sorprendente (elenco dei luoghi aperti e modalità di visita su www.giornatefai.it).
Partecipare alle Giornate FAI d’Autunno non è solo un’occasione per conoscere il patrimonio culturale che ci circonda, ma anche un modo per contribuire concretamente alla sua cura, alla sua tutela e alla sua valorizzazione attraverso l’attività del FAI, di cui, a ogni visita, si potrà sostenere la missione con una donazione.
In questa edizione dell’evento il FAI riserverà una particolare attenzione all’artigianato italiano e al Made in Italy valorizzando i saperi, gli antichi mestieri, le tradizioni manifatturiere, la creatività e le eccellenze produttive che, insieme ai beni storici, artistici e paesaggistici, concorrono alla definizione dell’identità dei territori, e rendono l’Italia un punto di riferimento in tutto il mondo. La Fondazione si impegna a raccontare e a far conoscere a un pubblico sempre più ampio questo patrimonio culturale attraverso aperture e visite speciali, selezionate grazie all’attenzione e curiosità inesauste della sua Rete territoriale e alla collaborazione con Confindustria e Museimpresa.
Nelle Marche sono previste 43 aperture (compreso l’Orto sul Colle dell’Infinito – Bene del FAI a Recanati) in tutte le province in 29 Comuni. Per l’occasione, coinvolti 19 presidi FAI tra Delegazioni FAI, Gruppi FAI, Gruppi FAI Giovani e Gruppo FAI Ponte tra Culture, oltre 350 Volontari, 50 Istituti scolastici e 1.200 Apprendisti Ciceroni.
Le Giornate FAI d’Autunno si inquadrano nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale (Art 143, c 3, lett a), DPR 917/86 e art 2, c 2, D Lgs 460/97). Partecipare alla visita con una donazione significa sostenere la missione di cura e tutela del patrimonio culturale italiano della Fondazione. Ogni Iscritto al FAI e chi farà la tessera per la prima volta durante l’evento potrà beneficiare dell’accesso prioritario in tutti i luoghi e di aperture dedicate. Iscriversi al FAI significa diventare parte di un grande progetto e rappresenta un atto d’amore per l’Italia.
Monte Roberto (AN)
VILLA SALVATI
Percorrendo un suggestivo viale di tigli, si raggiunge la scenografica Villa Salvati, oggi sede dell’Istituto Tecnico e Professionale Agrario “Serafino Salvati”, erede di una storia iniziata con il lascito di Serafino Salvati Jr., che nel 1924 destinò il proprio patrimonio alla creazione di una scuola di agricoltura pratica, in onore di un celebre avo vissuto tra Sette e Ottocento, agrimensore dello Stato Pontificio; il suo sogno divenne realtà con la nascita della Fondazione nel 1926 e l’apertura della scuola nel 1935. Ancora oggi rappresenta un’eccellenza nella formazione agricola, con circa 50 ettari coltivati, serre dedicate alla sperimentazione dell’idroponica, un uliveto curato dagli studenti e nuovi vitigni destinati alla produzione di vino, come il verdicchio “Serafino”.
Tra i progetti tecnici sviluppati dall’Istituto, un impianto di acquaponica presentato all’Expo 2025 di Osaka all’interno del Padiglione Italia, selezionato con altri 9 per rappresentare il Paese nell’ambito del progetto nazionale “Le Buone Pratiche della Scuola Italiana”; si tratta di un modello di agricoltura sostenibile ad altissima tecnologia che combina l’allevamento di pesci (acquacoltura) con la coltivazione di piante senza suolo (idroponica). In occasione delle Giornate FAI d’Autunno, i visitatori potranno scoprire gli affascinanti spazi della villa, considerata tra le più belle ville marchigiane d’epoca napoleonica per i suoi affreschi, stucchi e sculture neoclassiche, ma anche il percorso produttivo.
Accanto sorge la chiesetta di San Serafino, dedicata all’omonimo proprietario, un elegante edificio a pianta quadrata, con cupola centrale e croce greca. Costruita tra il 1805 e il 1820 su progetto dell’architetto Giuseppe Camporesi e sfarzosamente decorata all’interno dalla bottega di Felice Giani – rispettivamente tra i maggiori architetti e pittori del Neoclassicismo italiano – nel 1997 Villa Salvati fu gravemente danneggiata dal terremoto che colpì Marche e Umbria. Un’importante campagna di restauri, finanziata con fondi PNRR, si è appena conclusi e le Giornate FAI offriranno l’occasione di varcare le porte dell’edificio, normalmente non accessibile.
Villa Salvati è una delle aperture dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno 2026, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
L’Orto Botanico “Selva di Gallignano” dell’Università Politecnica delle Marche, istituito nel 2000, è un luogo dedicato alla conoscenza, alla conservazione e alla valorizzazione della biodiversità vegetale. Immerso in un suggestivo paesaggio naturale, ospita numerose specie botaniche e offre ai visitatori l’opportunità di scoprire la ricchezza del mondo vegetale attraverso percorsi didattici e attività di ricerca.
La Selva di Gallignano, compresa all’interno dell’Orto Botanico, è un bosco residuale di circa 8 ettari e uno dei pochi lembi relitti di vegetazione forestale autoctona ancora presenti nella parte collinare subcostiera delle Marche. L’Orto Botanico è anche un Centro di ricerca per la conservazione della biodiversità floristica dei territori anfiadriatici e Centro di didattica e di divulgazione della cultura ambientale (Centro di Esperienza della rete INFEA-Regione Marche). Promuove attività volte alla sensibilizzazione del pubblico per la conservazione della natura e la gestione razionale dell’ambiente.
Le sue collezioni consentono di osservare piante provenienti da ambienti diversi, con una particolare attenzione alla flora spontanea del territorio marchigiano e alle specie di interesse naturalistico. Il centro comprendere anche strutture come un’area didattica con aiuole tematiche di circa 2 ettari, un giardino sensoriale dedicato agli ipovedenti, una serra tropicale e una banca del germoplasma. Visitare la Selva di Gallignano significa vivere un’esperienza a contatto con la natura, imparando a riconoscerne il valore e la fragilità. È uno spazio in cui scienza, educazione e tutela ambientale si incontrano, invitando ciascuno di noi a sviluppare una maggiore consapevolezza e un autentico rispetto per il patrimonio vegetale.
L’apertura di sabato 10 ottobre è prevista dalle 15.00 alle 18.30, mentre domenica 11 ottobre gli orari di apertura sono dalle 10.00 alle 18.30 (l’ultima visita per entrambi i giorni inizia alle 17.00).
Ingresso riservato agli iscritti FAI
La visita in occasione delle Giornate FAI d’Autunno inizierà davanti alla lapide dedicata al Dottor Arnaldo Giuseppe Fornaroli, sulla facciata dell’edificio, con un’introduzione alla sua figura e alla sua biografia: nato, vissuto e operante in questa casa, Fornaroli fu un pioniere della telefonia, contribuendo allo sviluppo delle comunicazioni e dando lustro alla città natale.
I visitatori saranno quindi accompagnati all’interno del palazzo, dove verranno illustrate le antiche cantine articolate su tre livelli sotterranei, corrispondenti alle diverse fasi costruttive dell’edificio e un tempo destinate alla produzione, conservazione e gestione dei beni agricoli. Si proseguirà poi nelle sale residenziali, dove saranno raccontati gli antichi pavimenti, gli arredi e le testimonianze fotografiche e documentarie dedicate a Fornaroli e alla sua famiglia.
L’ultima tappa sarà un ambiente di particolare interesse: un gruppo scultoreo in stucco bianco, di straordinaria bellezza, che occupa un’intera parete dell’antica camera da letto e fa parte di un’ex alcova. L’opera, attribuita al palermitano Giacomo Serpotta e databile al XVII secolo, raffigura due figure femminili, simili a cariatidi, che sorreggono l’arco a sesto ribassato dell’alcova, accompagnate da coppie di putti con conchiglie e stemmi.
La visita proposta a Villa Caprile durante le Giornate FAI d’Autunno, nell’anno in cui si celebrano 150 anni dalla fondazione dello storico Istituto Agrario di Pesaro, sarà un’occasione unica per godere della bellezza di un luogo dove il paesaggio diventa scuola. La tenuta fu scelta nel 1876 come sede ideale dell’Istituto per la felice combinazione di spazi monumentali, terreni agricoli e convitto. Fin dalle origini, la didattica affianca lo studio teorico alla sperimentazione pratica nei campi, diffondendo innovazione in tutta la regione. Il complesso risale a due secoli prima: nel 1640 il marchese Giovanni Mosca diede impulso alla costruzione di una dimora estiva sul poggio denominato “Caprile”, che divenne presto un celebre crocevia culturale europeo: tra sale affrescate e giardini all’italiana ospitò Stendhal, Casanova e Carolina di Brunswick.
Il Parco è la vera meraviglia del complesso di Villa Caprile con i suoi celebri giardini disposti scenograficamente su cinque terrazzamenti degradanti verso la Valle del Foglia. L’impianto rispetta i canoni del giardino all’italiana, unendo architettura e natura, tra fioriture, statue, fontane e i famosi giochi d’acqua a sorpresa che da secoli incantano i visitatori. Sotto la scalinata monumentale si celano le suggestive grotte con la collezione di automi d’epoca, integrati nei meccanismi idraulici. Nel tempo la tenuta è divenuta anche luogo di sperimentazione botanica con essenze esotiche, fino all’odierna cura affidata agli studenti dell’istituto agrario.
Arricchisce il complesso l’Oratorio di San Francesco (1768), raffinato tempio classico con volta a botte, simmetrie geometriche e il pregevole stucco delle stimmate sull’altare.
Villa Caprile è una delle aperture dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno 2026, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Grazie alle Giornate FAI d’Autunno sarà possibile varcare le soglie di Palazzo Ducale, normalmente non aperto al pubblico, in quanto sede della Prefettura di Pesaro. La sua elegante facciata s’impone sulla grande Piazza del Popolo, l’antica Platea Magna, dove s’intersecano ancora oggi l’antico cardo e decumano della romana Pisaurus. La centralità di quest’edificio, che nei secoli crebbe esponenzialmente sino a occupare un intero isolato, fece sì che l’area fosse da sempre usata dalle varie famiglie che, nei secoli, si sono avvicendate nel dominio della città (dai Malatesta ai della Rovere), come fulcro del potere, sede della corte e di rappresentanza.
La prima cosa che si nota del Palazzo è l’elegante facciata rinascimentale, attribuita a Luciano Laurana, caratterizzata da un portico a sei fornici e, al piano superiore, da cinque raffinate finestre decorate da una incorniciatura finemente scolpita. Varcata la porta d’ingresso ci si ritrova in un ampio cortile: un portale scolpito ci invita a entrare e, salita una scala, ci si ritrova nel piano di rappresentanza della dimora. Il primo salone, una vera e propria anticamera di quelli che erano gli appartamenti ducali, è impreziosito da uno strepitoso camino cinquecentesco opera del plasticatore Federico Brandani, con la raffigurazione, al centro della formella che lo sovrasta, di una corsa di bighe attorno alle mete (una delle imprese araldiche della famiglia della Rovere).
Seguono gli appartamenti ducali: quello della Duchessa, caratterizzato da ambienti decorati con stucchi di Federico Brandani che hanno per tema i rami di quercia, una chiara allusione alla casata. Particolarissimo è poi il cosiddetto “Bagno di Lucrezia” un piccolo ambiente che conserva ancora decorazioni in stucco e affreschi raffiguranti grottesche e figure mitologiche. L’appartamento del Duca, a differenza di quello della Duchessa, è caratterizzato da soffitti decorati ad affresco.
Il Palazzo Saladini Pilastri è uno degli edifici nobiliari più vasti e scenografici di Ascoli Piceno. L’edificio venne costruito nel Cinquecento inglobando parti del precedente monastero benedettino e ha la particolarità di essere integrato con la Chiesa di Sant’Egidio. Nel 1820 il conte Ludovico Saladini Pilastri acquisì la proprietà del complesso e nel 1848 ne affidò la trasformazione all’architetto Luigi Poletti, che gli conferì l’impronta monumentale e sobria tipica di una reggia urbana.
L’ultimo esponente della famiglia, il conte Saladino Saladini Pilastri, nel 2022 lo ha venduto al Comune, segnando una nuova fase nella storia del palazzo. Dopo essere rimasto chiuso per moltissimi anni, il complesso è stato interessato da un imponente intervento di restauro e riqualificazione, promosso dal Comune con l’obiettivo di restituire l’edificio e il suo parco alla comunità: è tra i più importanti progetti realizzati in Italia, in un unico blocco, grazie ai finanziamenti del PNRR, che lo trasformerà in un polo del welfare urbano, capace di integrare servizi sanitari, sociali e abitativi.
In occasione delle Giornate FAI d’Autunno, sarà possibile accedervi per la prima volta dopo l’inaugurazione dell’8 ottobre. Tre i percorsi di visita tra cui scegliere: il primo incentrato sull’Ala est e i suoi saloni affrescati, il secondo alla scoperta della cinque-seicentesca Chiesa di Sant’Egidio, chiusa al pubblico dagli anni Cinquanta e anch’essa appena restaurata, e del pregevole ciclo di affreschi dedicato alla vita di Sant’Emidio che ospita, e il terzo dedicato al Giardino del Palazzo che, dopo i lavori, diventerà un nuovo spazio accessibile e vissuto dalla cittadinanza, e di cui verrà raccontata la storia e l’evoluzione architettonica nei secoli.
Palazzo Saladini Pilastri è una delle aperture dell’Itinerario europeo delle Giornate FAI d’Autunno 2026, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Normalmente chiusa alle visite, la Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto apre straordinariamente le sue porte in occasione delle Giornate FAI d’Autunno e per festeggiare il 50° anniversario dalla sua istituzione.
I visitatori avranno la rara opportunità di varcare la soglia di questo edificio, esplorare alcuni ambienti e uffici interni, scoprire le attività della Guardia Costiera, salire sul terrazzo panoramico affacciato sul bacino portuale e guardare dal vivo le attività nella sala operativa. Il percorso comprende anche un’esclusiva visita esterna alle motovedette attraccate sulla banchina prospiciente: i mezzi navali della Guardia Costiera impiegati quotidianamente nelle missioni di soccorso e tutela marittima. Un viaggio imperdibile, raccontato dagli ufficiali e dagli Apprendisti Ciceroni.
Il complesso dell’ex Banca d’Italia è rimasto a lungo chiuso al pubblico e sottratto alla vita cittadina dopo la dismissione della filiale bancaria. Grazie al recente e imponente restauro curato dall’Università di Macerata, in occasione delle Giornate FAI d’Autunno sarà possibile visitare il piano terra, svelando un patrimonio architettonico nascosto tra volte decorate e affreschi ottocenteschi.
I visitatori potranno scoprire come le antiche architetture rinascimentali del Palazzo dei Diamanti si siano fuse con le esigenze logistiche della filiale bancaria novecentesca, in un dialogo unico tra alta finanza, tutela monumentale e moderna rifunzionalizzazione universitaria rivolta alle nuove generazioni. Il percorso di visita inizia con un momento di descrizione della facciata di palazzo Diamanti, per poi entrare dall’ingresso principale, visitare il cortile e la sala degli sportelli.
La visita prosegue a palazzo Lazzarini, dove sarà possibile entrare nella sala dei portavalori per ammirare un bellissimo affresco storico del ‘500, attraversando il cortile si giunge al piano nobile decorati con affreschi dell’800.
L’intervento di restauro, terminato nel mese di settembre, oltre al consolidamento, ha restituito la leggibilità delle scene e dei colori originali. La struttura deve la sua fama allo straordinario ciclo di affreschi attribuito a maestranze guidate da Pietro da Rimini, tra i più interessanti seguaci di Giotto. Il percorso visivo, che coinvolge ogni centimetro del Cappellone, parte dalla volta, dove gli Evangelisti affiancano i Dottori della Chiesa, per poi scendere sulle pareti con le storie della Vergine, di Cristo e di San Nicola, culminando nella Crocifissione sopra l’altare. Al centro della sala troneggia l’arca in pietra con la statua policroma del Santo, progettata nel 1474 da Francesco di Simone Ferrucci e completata da Niccolò di Giovanni.
Nel 2028 l’Ordine dei Frati Cappuccini celebrerà i 500 anni dalla sua fondazione: un anniversario di rilievo internazionale che riporterà l’attenzione sul monastero di Renacavata e sul suo straordinario valore storico, spirituale e culturale. La sua storia, infatti, non appartiene soltanto alla tradizione francescana, ma al patrimonio spirituale universale. Nel corso della Giornate FAI d’Autunno si potranno visitare le parti interne più antiche del convento, come la chiesa, la zona del ‘500 e il refettorio, ma anche il museo storico con i suoi pregevoli manufatti, in particolare la pregiata collezione dei tabernacoli lignei marchigiani, e infine la parte boschiva all’esterno del convento, luogo di meditazione dei frati, in cui si può comprendere il rapporto dei cappuccini con la selva e con la natura più in generale.
Di fatto, Renacavata rappresenta a oggi il primo convento al mondo dell’Ordine dei Frati Cappuccini, anche se, da un punto di vista rigorosamente storico, prima di trovare alloggio nell’ospizio di Renacavata, i primi cappuccini dimorarono provvisoriamente presso le vicine chiese rurali di San Cristoforo ad Arcofiato e di San Giovanni di Colmenzone.
Il convento è già fra i luoghi più votati del XIII censimento “I Luoghi del Cuore”, tuttora in corso.
In occasione delle Giornate FAI d’Autunno sarà eccezionalmente aperto al pubblico il giardino di Villa Bruscantini, che permetterà di ammirare la villa dall’esterno, attualmente non accessibile perché destinata a residenza privata. La visita sarà arricchita da due mostre: nella biblioteca, una dedicata ad Adalberto Libera, con progetti e documenti relativi alla Casa del Balilla; nel giardino della villa, una dedicata alla storia dell’edificio e alla figura del celebre baritono Sesto Bruscantini, accompagnata da momenti musicali.
L’eccezionalità dell’apertura risiede soprattutto nella possibilità di leggere i due beni insieme. A pochi minuti di distanza, il visitatore attraversa due immagini della Civitanova del Novecento: da un lato la modernità pubblica, razionalista e collettiva della Casa del Balilla, nata nel contesto del progetto educativo e propagandistico fascista; dall’altro la modernità privata, eclettica e rappresentativa di Villa Bruscantini, espressione della borghesia e della nascente cultura balneare. Un breve percorso diventa così un viaggio nella trasformazione della città e nella sua memoria.
Il borgo di Servigliano, racchiuso nelle sue mura quadrangolari, si staglia come un piccolo gioiello geometrico immerso nel verde della campagna marchigiana. Intorno, calanchi, campi coltivati e la vicina valle del Tenna compongono una cornice paesaggistica autentica, che rende ancora più suggestivo l’ingresso in questa “città ideale” settecentesca.
L’apertura in occasione delle Giornate FAI di Autunno ha un valore del tutto speciale: la chiesa di Santa Maria del Piano, dopo un lungo intervento di recupero, riaprirà infatti al pubblico solo una settimana prima.
I visitatori avranno dunque il privilegio di essere tra i primissimi ad ammirare questo gioiello architettonico e spirituale restituito alla comunità, un’occasione irripetibile che precede di poco la sua piena fruizione ordinaria. Il percorso proseguirà con la visita alla Collegiata di San Marco, dove sarà possibile ammirare da vicino le reliquie di San Servigliano Martire e di San Gualtiero Abate, custodite in questo scrigno neoclassico nel cuore pulsante del borgo.
Un itinerario che si conclude nell’abbraccio delle mura quadrangolari di Servigliano, tra le sue vie ortogonali e i suoi scorci sorprendenti: un’esperienza che unisce la scoperta di un capolavoro urbanistico settecentesco alla riscoperta — in anteprima assoluta — di un luogo di fede appena restituito alla sua comunità. Il borgo stesso è un’opera urbanistica: tre porte monumentali, un impianto viario a croce e, nel cortile del municipio, una magnolia secolare completano questo raro esempio di città ideale settecentesca.
Nei sotterranei dello storico Palazzo Ciurelli Malatesta Martorelli, con ingresso da via Santa Chiara – antico passaggio per la servitù e le stalle – sorge Guado Urbino, laboratorio e progetto culturale di Alessandra Ubaldi. Lo spazio ipogeo, nato dall’unione nel 1544 di tre corpi di fabbrica, conserva la struttura originale con cisterna, pozzo di sorgente e il suggestivo locale di conservazione dei cibi, vero cuore pulsante per la vita del palazzo. Qui si recupera la tintura naturale con il guado (Isatis tinctoria), l’unica pianta da blu in Europa fino al XVII secolo e antica ricchezza del Ducato di Urbino, dove il celeste vestiva la nobiltà e simboleggiava il divino.
Nelle Giornate FAI d’Autunno, la visita a questo suggestivo ambiente conduce alla scoperta della tintura botanica e degli accessori tinti a mano nell’unica sfumatura del blu guado, offrendo un dialogo diretto con l’artigiana per riscoprire l’intreccio unico tra storia locale, architettura e arte tessile.
Di fondazione romana, la casa deriva dall’accorpamento di più edifici completato nel Cinquecento. La conservazione dell’edificio nella sua struttura cinquecentesca ne conserva integralmente i volumi e gli spazi originali. Le famiglie che abitarono il Palazzo hanno avuto strette relazioni con la corte ducale, prima con Federico da Montefeltro e successivamente con i Della Rovere.
Elenco completo dei luoghi aperti nelle MARCHE e modalità di partecipazione all’evento su:
https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-autunno/i-luoghi-aperti/?regione=MARCHE
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