FERMO E PROVINCIA – L’impegno nell’attività preventiva e repressiva da parte dell’Arma dei Carabinieri rispetto al fenomeno delle truffe è noto da tempo e risulta di fondamentale importanza. Questi reati possono avere un impatto devastante sulla vita delle vittime, non solo dal punto di vista economico ma anche psicologico.
In tale contesto, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Fermo ha impiegato tutte le risorse investigative e territoriali per fronteggiare tale fenomeno, ormai diffusissimo.
Nei giorni scorsi i Carabinieri della Stazione di Porto San Giorgio (FM), a seguito di una querela per truffa online, hanno denunciato un 61enne italiano, il quale, utilizzando la tecnica dello “spoofing telefonico” e fingendosi un operatore bancario, ha inviato un sms per richiedere l’autorizzazione di una transazione di 4.900,00 euro, contenente l’invito a contattare un’altra utenza per disconoscere l’operazione. Solo dopo aver stabilito un contatto telefonico, ha fornito alla vittima le istruzioni telefoniche riuscendo, con artifizi e raggiri, a farsi accreditare il citato importo sul proprio conto corrente.
A Montottone (FM), i Carabinieri della locale Stazione hanno poi denunciato tre persone, una 48enne italiana, un 22enne e una 36enne del Bangladesh, autori in concorso di una truffa ai danni di una donna del posto. I tre, utilizzando la predetta tecnica dello “spoofing telefonico” e quindi inducendo in errore la vittima, le hanno fatto eseguire un bonifico di 2.800 euro in loro favore, carpendo anche le credenziali di accesso all’home banking, per poi rendersi irreperibili.
A Pedaso (FM), i Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato due persone, un 25enne italiano e una 34enne. I due, come accertato anche mediante l’analisi dei filmati di videosorveglianza e della documentazione bancaria, hanno contattato la vittima mediante un servizio di messaggistica istantanea e promettendo facili guadagni derivanti dall’acquisto di valuta elettronica “Bitcoin”, sono riusciti a farsi accreditare su conti correnti bancari a loro intestati l’importo complessivo di 1.700 euro. L’attività dei Carabinieri dimostra che meticolose indagini possono portare a risultati concreti e quanto la prevenzione sia fondamentale per proteggersi da tali odiose truffe.
I Carabinieri precisano che le persone indagate sono da ritenersi presunte innocenti in considerazione dell’attuale fase del procedimento – indagini preliminari – fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.
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