Alle ore 11.30 circa del 12 ottobre 2026 la donna riceveva, prima su linea fissa e poi su quella mobile, una telefonata da un uomo – qualificatosi come “carabiniere” – che, nel prospettarle il coinvolgimento dell’autovettura del di lei marito in una rapina, la induceva a credere che era necessario effettuare un confronto tra la refurtiva ed i gioielli presenti in casa. La vittima, convinta della bontà della richiesta, si recava presso l’istituto di credito presso il quale ha una cassetta di sicurezza e prelevava diversi monili in oro ed orologi. Una volta rincasata, veniva raggiunta da un uomo, presentatosi come “perito dei carabinieri” che, prelevati i valori, si allontanava immediatamente. La conversazione telefonica continuava e la donna, su invito dell’interlocutore, veniva ulteriormente convinta a raggiungere la stazione ferroviaria di Cesena, per consegnare ulteriori monili ed orologio, ad un uomo – indicato come un nuovo perito – che lì la attendeva.
Le immediate indagini, condotte dai militari attraverso la visione e l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, permettevano di risalire alla descrizione somatica dei due uomini autori del reato commesso a Fano ed all’autovettura da loro utilizzata per raggiungere la casa della donna.
Modello e targa dell’autovettura utilizzata dai presunti truffatori veniva quindi diramato a tutte le pattuglie dei Carabinieri in servizio nella giurisdizione.
Durante il pomeriggio del 13 ottobre, un equipaggio dell’Aliquota Radiomobile del Comando Compagnia Carabinieri di Fano rintracciava l’autovettura nel centro abitato del comune fanese. Il conducente era proprio il quarantaseienne che, il giorno precedente, qualificandosi come perito dei Carabinieri, si era fatto consegnare dalla persona offesa i monili ed orologi. La perquisizione personale e veicolare consentiva di rinvenire buona parte della refurtiva, per un valore stimato di euro 80.000 circa. Conseguentemente i Carabinieri risalivano all’identità del complice.
La refurtiva, sottoposta a sequestro penale, verrà restituita all’avente diritto così come disposto dal Pubblico Ministero procedente della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro.
In questo, come in tanti altri casi, l’immediata attivazione delle forze di polizia, quando si ritiene di essere stati vittima di una truffa, ha permesso di individuare in breve tempo i presunti autori e recuperare la refurtiva.
I Carabinieri sottolineano che il procedimento versa nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza passata in giudicato.
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