Ek-statica 2018, “Simbolica. Dal mito al segno” a Fano

simbolica 2018FANO – L’Associazione culturale Ek-statica propone per il secondo anno consecutivo tre giorni di riflessione filosofico-letteraria dal 31 agosto al 2 settembre, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo. Il tema che verrà preso in analisi quest’anno è il simbolo, di cui verranno offerte differenti chiavi interpretative.

Durante la sera del 31 agosto alla Chiesa di San Francesco (in caso di pioggia l’evento si terrà presso la Mediateca Montanari) Giovanni Franchi alle ore 21:00 aprirà i lavori riflettendo sulla figura di Edipo, intervento che introdurrà Ivano Dionigi, che invece si occuperà della simbologia legata al viaggio attraverso l’interiorità nella filosofia di Seneca e attraverso il cosmo nella poesia di Lucrezio.

A seguire alle 22:30 Tommaso Romolotti presenterà con Nadia Fusini la figura di Keats e l’importanza della parola che si fa prima immagine e poi gesto. La riflessione proseguirà il 1 settembre alle 21:30 presso la Pinacoteca di San Domenico con Giuseppe Girgenti, che tratterà del simbolo dell’eros in Platone e Giordano Bruno, per concludersi con la relazione di Filippo Moretti, che parlerà del linguaggio simbolico dell’arte. Il 2 settembre alle ore 21:30 alla Chiesa di San Francesco (nel caso di pioggia l’evento si terrà in Sala Verdi) si chiuderanno i lavori con una ricostruzione della storia della follia di Tommaso Romolotti e una riflessione sulla follia di Orlando di Massimo Doná.

Curricula dei professori:

Ivano Dionigi è professore ordinario di Lingua e Letteratura Latina, presidente della Pontificia Accademia di Latinità, fondatore e direttore del Centro Studi “La permanenza del Classico” dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, di cui è stato Magnifico Rettore dal 2009 al 2015.

Sposato, un figlio, pesarese di origine, si è formato e vive a Bologna. Dopo la maturità classica presso il Liceo Mamiani di Pesaro, il soggiorno presso il Collegio Universitario Morgagni, la laurea in Lettere classiche, si è formato come ricercatore e professore presso l’Università di Bologna. È diventato Professore straordinario di Letteratura Latina presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (1991-1993); quindi Professore ordinario di Letteratura Latina presso la Facoltà di Conservazione di Beni culturali di Ravenna (1994-1997); infine dal 1 novembre 1997 titolare, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, della I Cattedra di Letteratura Latina come successore di Alfonso Traina. È stato fra l’altro titolare dei corsi di Lingua Latina, Tradizione e permanenza dei classici, Linguaggi delle scienze e antichità classica rivolto a tutti gli studenti dell’Ateneo.

La sua ricerca è orientata su versanti molteplici: romano e greco, pagano e cristiano, classico e umanistico, latino e italiano, antico e moderno. È autore di oltre un centinaio di pubblicazioni tra articoli, saggi e libri. Nei suoi studi si è dedicato particolarmente a Lucrezio (Commento a La natura delle cose, 2000; Lucrezio. Le parole e le cose, 2005) e Seneca (De otio, 1983; Problematica e fortuna del “De providentia”, in Seneca, La provvidenza, 2004; I diversi volti di Seneca e Seneca linguista, in AA. VV., Seneca nella coscienza dell’Europa, 1999). Ha curato per Rizzoli diversi volumi sul rapporto antico/presente: Di fronte ai classici. A colloquio con i Greci e i Latini (2002); Nel segno della parola (2005); La legge sovrana (2006); Morte. Fine o passaggio? (2007); I classici e la scienza. Gli antichi, i moderni, noi (2007); Madre, madri (2008); Elogio della politica (2009); Il dio denaro (2010); Animalia (2011); Eredi (2012); Barbarie (2013). Per Mondadori ha curato I classici in prima persona di Giuseppe Pontiggia (2006).

Giuseppe Girgenti (Palermo, 17 aprile 1967) è un filosofo italiano.

Ha frequentato gli studi classici nella sua città natale presso il Liceo “Vittorio Emanuele II” (ove, fra gli altri, ha avuto come docenti Vincenzo Brighina, Mario Franchina, Francesco Armetta, Ubaldo Mirabelli e padre Pino Puglisi) e poi si è trasferito a Milano per gli studi universitari, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (ove, fra gli altri, ha seguito i corsi e i seminari di Gustavo Bontadini, Sofia Vanni Rovighi, Adriano Bausola, Virgilio Melchiorre e don Luigi Giussani); si è laureato in filosofia con Giovanni Reale nel 1989, con una tesi dal titolo Platonismo e Cristianesimo in San Giustino Martire; ha poi vinto un dottorato di ricerca nella stessa università, ed è andato a studiare prima a Monaco di Baviera con Werner Beierwaltes e poi a Parigi con Pierre Hadot; ha conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 1994 con una dissertazione dal titolo Porfirio tra henologia e ontologia riproponendo la questione degli universali[1] come origine del “pensiero forte”. Dopo un biennio post-dottorale presso l’Università Cattolica di Milano, è diventato Assistenzprofessor presso l’Accademia Internazionale di Filosofia nel Principato del Liechtenstein, ove ha insegnato “Storia della Filosofia e Metodologia Filosofica” nel triennio 1997 – 2000; in questo periodo ha tenuto contatti regolari con Hans-Georg Gadamer; dal 2002 è passato a insegnare Storia della Filosofia Antica alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È segretario delle collane Bompiani “Testi a fronte” e “Il pensiero occidentale”.

Massimo Donà (Venezia, 29 ottobre 1957) è un filosofo e musicista italiano.

Dopo essersi laureato nel 1981 con Emanuele Severino, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia, inizia a pubblicare diversi saggi per riviste e volumi collettanei, partecipando, lungo il corso degli anni ottanta, a diversi convegni e seminari in varie città italiane. A partire dalla fine degli anni ottanta, collabora con Massimo Cacciari presso la cattedra di Estetica dello IUAV (Venezia) e coordina per alcuni anni i seminari dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Venezia. Sempre a partire dalla fine degli anni ottanta, inizia la sua collaborazione con la rivista di architettura Anfione-Zeto, della quale dirige ancora oggi la rubrica Theorein. In quegli stessi anni, fonda, con Massimo Cacciari e Romano Gasparotti, la rivista Paradosso. Negli anni novanta, invece, ha insegnato Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Attualmente insegna Metafisica e Ontologia dell’arte presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. È inoltre curatore, sempre con Romano Gasparotti e Massimo Cacciari, dell’opera postuma del filosofo Andrea Emo. Dirige per la casa editrice AlboVersorio le collane “Libri da Ascoltare” e “Anime in dettaglio” ed è membro del comitato scientifico del festival La Festa della Filosofia. Ha scritto diversi saggi e articoli per riviste, settimanali e quotidiani di vario genere. Collabora con il settimanale “L’Espresso”.

Nadia Fusini (Orbetello, 25 agosto 1946) è una scrittrice, critica letteraria e traduttrice italiana.

Si è laureata nel 1972 in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Allieva di Agostino Lombardo, Giorgio Melchiori e Frank Kermode, ha approfondito gli studi sulla letteratura americana all’Università di Harvard; sul teatro elisabettiano e Shakespeare ha studiato allo Shakespeare Institute di Birmingham. Ha insegnato Lingua e Letteratura Inglese all’Università di Bari; è diventata Ordinario di Lingua e Letteratura Inglese presso l’Università La Sapienza di Roma, dove ha insegnato Critica Shakespeariana fino al 2008. Poi ha diretto un dottorato in Letterature Comparate presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM). Ora insegna alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha tradotto e commentato moltissimi autori di lingua inglese: tra cui Virginia Woolf, John Keats, Shakespeare, Samuel Beckett, Mary Shelley. Nel 1995 ha vinto il Premio Mondello per la traduzione di Le onde di Virginia Woolf, edito Feltrinelli; nel 1996 ha ottenuto il Premio Achille Marazza, sezione Traduzione, per Aurore d’autunno di Wallace Stevens, edito da Garzanti. Nel 2013 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la Saggistica con Hannah e le altre, edito da Einaudi; per lo stesso libro nel 2014 ha vinto il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si è occupata dei temi dell’identità e del femminile, da ricordare a tal proposito: Uomini e donne. Una fratellanza inquieta, Donzelli, 1995; Nomi. Dieci scritture femminili, Donzelli, 1996; Donne fatali. Ofelia, Desdemona, Cleopatra, Bulzoni, 2005; Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf, Mondadori, 2006. Dirige presso Feltrinelli la collana di traduzioni shakespeariane, ereditata dal maestro Agostino Lombardo: qui ha personalmente tradotto e curato il Sogno di una notte di mezza estate (con Agostino Lombardo), La commedia degli errori, Tutto è bene quel che finisce bene, Molto rumore per nulla e “Le allegre madame di Windsor”. Ha tradotto per la scena Macbeth e Falstaff. Si è particolarmente distinta nella produzione narrativa con i romanzi: La bocca più di tutto mi piaceva, Donzelli, 1996; Lo specchio di Elisabetta, Mondadori, 2004; L’amore necessario, Mondadori 2008. Le sue opere sono tradotte in Germania, Spagna, Brasile, Portogallo, Grecia. Dal maggio 2003 al dicembre 2005 ha diretto il Centro Interuniversitario di Ricerca Fenomenologia e Arte (CIRFA). È docente dell’Istituto Freudiano. Dirige la collana “Piccola Biblioteca Shakespeariana” presso l’editore Bulzoni di Roma. Collabora alle pagine culturali de La Repubblica.