Dell’Emozionismo: “Marcello” – II parte

FANO – Monica Baldini ci presenta un altro estratto di “Marcello”, secondo racconto del suo libro di prosa “Dell’Emozionismo” edito per A&A di Marzia Carocci Edizioni che pone conclusione al racconto stesso e anche risposta alla riflessione innescata nel precedente articolo.

Marcello mi ha posto, nello scriverlo, di fronte alla richiesta necessaria ed urgente che la società ci rimanda per il fatto medesimo di esserne parte integrante, ed ovvero come relazionarsi dal più intimo rapporto a salire affinché si possa contribuire apportando beneficio. Questa è una domanda che alle volte, come dicevo,  viene rimandata a chi governa, a chi ha ruoli di gestione e comando ma che invero riflette la singola partecipazione e condivisione di vivere contestualmente questa epoca e spazio. E così ho intessuto un risvolto sorprendente per l’apatia di “Marcello” che sa di socialmente utile, di prodigioso nella sua umiltà ed è un modus operandi fautore di un incitarsi a catena a produrre energia proficua e proattiva”, commenta la scrittrice marchigiana Monica Baldini.

Vi prego di leggere il testo senza quel grigio disincanto che accieca molti occhi di adulti bensì con la concessione gentile, fosse anche per pochi minuti, di uno sguardo che ancora sogna e spera in un domani da migliorare e far progredire, in un futuro da costruire ciascuno con le proprie capacità e possibilità“, invita Baldini.

“Papà, pensa cosa sarebbe il mondo se tutti fossimo sorridenti. Coscienziosamente e volutamente sorridenti. Se avessimo una comune volontà di voler guarire dai nostri temperamenti errati e dalle nostre prigionie e di voler essere finalmente felici. Sai papà ho capito una cosa che credo sia fondamentale nella vita di ciascun uomo. Essere felici non è una conseguenza scontata di ricchezza materiale e opulenza. Né la vera felicità arriverà mai a toccarci se non saremo noi in prima linea a combattere per ottenerla. La felicità è una scelta che compie solo chi ha realmente deciso di curarsi e di amarsi senza paura. Molti hanno timore di guardarsi dentro e pulirsi dei limiti e delle menzogne con cui si portano avanti. Molti vogliono cambiare incolpando chi li circonda. Molti sono timidi e non si donano. Sorridere di sé e a sé, agli altri e al mondo è la più bella immagine di fiducia e fede nella propria esistenza che possiamo avere e mostrare qualunque cosa ci accada. Ci sosterrà, ci solleverà, ci rialzerà, ci farà capire la strada da intraprendere per volare in alto. Papà siamo numerosi ormai. La via giusta da intraprendere è questa”.

“Marcello, mi piace ciò che dici. E’ qualcosa che pensavo fosse estraneo al mondo dei viventi, l’ho sempre rinnegato non so neppure perché ma credo di dover aggiustare le mie teorie e lasciarmi ispirare e guidare. Da tempo ti sto osservando e non dici cose stupide né senza risultato. Le  persone sono serene. Ti ringraziamo, si affidano e si affiliano a voi”.

“Vedi papà, c’è sempre da imparare anche dai più giovani. L’uomo non nasce perfetto né lo sarà nella sua vita poiché il fine cui tende è la perfezione stessa. Tu papà hai fatto tanto ma puoi fare ancora di più e di meglio come me e ciascuno di noi. Ti voglio con me in questa avventura, ti va?”. “Sì, avanti tutta con i sorrisi elargiti e indistinti che squarciano nel grigiore dell’indifferenza”.

“Grazie! Sei grande papà”. “Papà Luca lo aveva osservato da tempo ormai notando il suo impegno e i suoi successi e dovette docilmente ricredersi e scendere a compromessi con la nuova paventata verità. L’audacia di Marcello lo aveva così colpito che non poté disdegnare il suo operato. Era riuscito ad ottenere soldi senza arrabbiarsi, senza polemizzare, senza farsi dei nemici ma con la semplicità di un donare libero e gratuito”.

Il focus è, oltre ciò che “Marcello” compie e realizza nella storia, nell’intraprendenza di un figlio che non rinnega la ricchezza paterna ma crea un collante e nella semplicità di un gesto caritatevole che inaspettatamente rinnova un cuore freddo di rigido cinismo e ottiene fervido coinvolgimento mostrandosi degno di essere approvato con successo, conclude l’autrice.

Tratto da “Dell’Emozionismo” di Monica Baldini