Coronavirus, le Marche in zona arancione: il commento di Acquaroli

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Il Presidente: “Decisioni da prendere con criteri oggettivi e la concertazione delle Istituzioni”

ANCONA – “Nel pomeriggio di oggi il ministro Speranza mi ha chiamato per anticipare la notizia ufficiale che le Marche sarebbero passate, da domenica, da regione “gialla” a regione “arancione” – afferma il presidente Francesco Acquaroli. Una classificazione che fino a ieri non era prevista tanto che stavamo comunque già studiando una ordinanza anti-assembramento, che a questo punto, con le nuove disposizioni in vigore, diventa inutile. Il ministro Speranza mi ha spiegato che negli indicatori in loro possesso, riferiti alla settimana dal 2 all’8 novembre, confrontata con la settimana dal 26 ottobre all’1 novembre, si è registrato un incremento rispetto a quella ancora precedente che aveva valori molto bassi. Questa variazione ha creato un’allerta che ha determinato questa decisione. Credo che prima di chiudere una Regione all’interno dei propri comuni, i dati vadano analizzati a ragion veduta. Può esserci un contagio diffuso che cresce in maniera forte oppure dei focolai circoscritti che invece sono assolutamente sotto controllo. Sarebbe stato quantomeno opportuno che da martedì, giorno in cui abbiamo presentato i dati, ci fosse stato un confronto preventivo tra l’ISS e le nostre strutture sanitarie regionali, anche per valutare l’andamento conosciuto di questa ultima settimana.

Comunque sarebbe stato auspicabile un maggiore preavviso che avrebbe evitato disagi a quelle attività economiche già penalizzate che si trovano improvvisamente chiuse. A condannarci sarebbe stato dunque l’indice Rt riferito alla sola scorsa settimana, pari a 1,55. Ma allora paradossalmente, l’Rt della settimana precedente, che era pari a 1,01, avrebbe dovuto darci la possibilità di riaprire tutto, e questo chiaramente non è avvenuto. Servirebbero maggiore buonsenso e concertazione quando si determinano decisioni che costringono un milione e mezzo di abitanti all’interno del perimetro dei propri comuni e stabiliscono la chiusura di decine di attività economiche. Qualora questa scelta dovesse essere necessaria, noi non la avremmo contestata o criticata, con la responsabilità tipica della popolazione marchigiana. Ma tutto questo deve avvenire con un criterio oggettivo e non solo tramite un indice che ormai non è più riferito alla situazione attuale. Dispiace sicuramente veder ulteriormente compresse le nostre libertà e penalizzata la nostra economia, ma invito comunque a rispettare le misure previste dal Dpcm che avranno una validità di almeno due settimane, per garantire la salute pubblica e ridurre la pressione sul sistema sanitario”.

Il contesto epidemiologico della nostra regione risulta in questo momento in una fase di rallentamento della crescita progressiva dei casi positivi, e l’andamento dell’incidenza, ossia i nuovi casi giornalieri, nell’ultimo periodo risulta in una fase di stabilizzazione seppur con numeri totali elevati che risultano, oramai da una settimana, attorno ai 700 casi al giorno.

Gli indicatori che hanno determinato l’inserimento nella zona arancione si riferiscono al dato Rt e ad uno dei 21 indicatori monitorati, ossia quello che determina la “percentuale di tamponi positivi sul totale dei tamponi effettuati”.

Nel primo caso, è stato considerato il dato di Rt 1,55, che fa riferimento alla settimana dal 2 all’8 di novembre, l’ultima settimana monitorata, che il Governo pubblica solitamente il venerdì sera.

Nel secondo caso, il dato riferito all’indicatore che determina la “percentuale di tamponi positivi sul totale dei tamponi effettuati”, che si calcola su base settimanale, risulta pari al 30.8% (di solo 0.8% superiore al valore di riferimento che corrisponde al 30%).

Questo indicatore risente del sistema di contact tracing che attraverso i Medici di medicina generale e i Pediatri, i Dipartimenti di Prevenzione, le USCA e i Distretti, mira a individuare i soggetti sintomatici e i loro contatti stretti, che hanno una elevata possibilità di risultare positivi. Questa metodologia ha l’obiettivo ad interrompere le catene di contagio, individuando direttamente il caso a rischio evidenziato dalla rete dei servizi ed è meno rivolto ai soggetti non a rischio. Proprio per questo motivo risulta alto il rapporto tra i tamponi positivi e quelli effettuati.

Inoltre, nell’ultimo periodo il tasso di occupazione dei posti letto dedicati a pazienti Covid-19, anche se nell’ultima settimana è rimasto stabile, risulta superiore al 40%. Un dato che è continuamente monitorato e tiene alta l’attenzione.