L’esposizione ripercorre l’itinerario creativo di Mirella Isidori, artista che avviò il proprio percorso pittorico nel 1989 in un contesto di privazione e raccoglimento interiore: una stanza d’ospedale, priva di strumenti e supporti tradizionali. Da questa condizione nacque la scelta del cartone come superficie pittorica – umile, quotidiana, ma densa di significati etici e formali – e della tempera come medium d’elezione, secco e risolutivo, capace di esprimere con forza l’essenziale.
Isidori sviluppa la propria arte in un equilibrio raro tra rigore compositivo e intensità espressiva. I modelli del Rinascimento italiano – in particolare del Quattrocento e del Cinquecento – non sono per lei oggetti di citazione, bensì presenze interiori, vissute come grammatica profonda dello sguardo e della mano. Le sue opere evocano una classicità silente, priva di retorica, che trova espressione in linee severe, spazi dilatati, prospettive mentali.
Il paesaggio, spesso posto in distanza, si configura non come sfondo descrittivo, ma come luogo di soglia: confine e apertura, memoria e attesa, tensione e silenzio. La figura, quando compare, si fa icona, presagio, enigma. L’assenza di decorativismo e la rinuncia al pathos narrativo portano la pittura di Isidori verso un piano di assoluta sobrietà, dove ogni elemento è meditato e necessario.
Nel suo lavoro si riconosce una tensione “illuministica” – non nel senso storicistico, ma come capacità di svelare la luce interiore delle cose – e una coerenza progettuale che rimanda alla lezione di Cézanne, intesa non come stile, ma come metodo: costruzione e vibrazione si fondono in un’arte che è insieme percezione sensibile e pensiero formale.
Nel contesto del Novecento, il suo linguaggio pittorico dialoga con figure come Felice Casorati, per l’equilibrio tra astrazione intellettuale e forma concreta, o Massimo Campigli, per la capacità di coniugare il primitivismo classico con una sottile ironia metafisica. Isidori condivide con questi maestri l’amore per la misura, la lentezza dell’elaborazione, la ricerca dell’essenziale.
In un’epoca dominata dall’immagine effimera e dalla produzione seriale, Isidori rappresenta dunque una voce controcorrente: la sua è una pratica pittorica che resiste al tempo, che rifiuta l’urgenza del consumo visivo e si fonda su un’etica del fare, della costruzione paziente e consapevole. La sua arte non cerca lo sguardo: lo attende, lo interroga, lo accompagna nel tempo.
La mostra L’incanto severo della visione è dunque non solo un’esposizione, ma un invito alla contemplazione, al silenzio, alla durata. Un’occasione preziosa per entrare in un universo pittorico coerente, necessario, profondo.
INFO MOSTRA
Lido Cluana, Civitanova Marche
12 – 17 giugno 2025
Orari di visita: 18:30 – 20:00 | 21:30 – 23:30
Inaugurazione: giovedì 12 giugno ore 18:30
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